Abbanoa, abba de Sardigna?

Sardegna abbanoa 2Buoni propositi – Nata nel dicembre del 2005 dalla fusione di precedentisocietà di gestione, Abbanoa è una spa “in house” (a totale capitale pubblico locale), essendone soci la Regione e 342 Comuni dell’Isola. La società gestisce l’intero ciclo del sistema idrico: preleva le acque, le porta ai serbatoi, le immette nella rete di distribuzione; provvede al servizio di fognatura, depurazione e smaltimento delle acque reflue.

I rapporti contrattuali tra l’Ente gestore e gli utenti, sono regolati dalla Carta dei servizi1: un vero e proprio concentrato di buoni propositi, volti a garantire un servizio di qualità, efficiente, adeguato. Al centro dell’attenzione, ci siamo noi, i clienti-consumatori, con i nostri bisogni e aspettative, che Abbanoa si impegna a soddisfare, assicurando trasparenza,correttezza, progressivo miglioramento del proprio operato: obiettivi perseguibili anche grazie alla nostra partecipazione attivaalla gestione del servizio, con proposte, segnalazioni, richieste di chiarimenti, cui l’Azienda si impegna a rispondere tempestivamente; riconoscendoci, perfino, in caso di documentate inadempienze,un rimborso di 50 euro. Accanto alla tutela dei nostri diritti, la Carta riserva massima attenzione all’ambiente e alla risorsa idrica, beni preziosi da salvaguardare, adottando comportamenti ed interventi volti al rispetto del territorio, al risparmio, alla riqualificazione delle reti, alla sensibilizzazione della cittadinanza.Ben si comprende, alla luce di tali valori-guida, perché Abbanoa concepisca la propria attività come una missione…

Cattive pratiche – Ma, ahi noi, i principi fissati da questa Carta, un po’ come la nostra Costituzione, vengono ingloriosamente violati. Dopo anni di silenzio dal suo insediamento, Abbanoa è piombata su noi contribuenti, per altro non informati del cambio di gestione, con un susseguirsi di pratiche scorrette: fatture basate su consumi presunti, importi errati, conguagli astronomici, aumenti tariffari addebitati retroattivamente, bollette per periodi in cui il servizio era ancora gestito dalle amministrazioni comunali; acqua non potabile pagata come buona, reti idriche ridotte a un colabrodo, impianti di depurazione non a norma, danni ambientali, uffici insufficienti, famiglie che aspettano da anni un allaccio, dipendenti che non percepiscono il pagamento puntuale degli stipendi… L’andamento della gestione, nei primi 6 anni di affidamento, manifesta una situazione definita come estremamente critica, sotto il profilo reddituale, patrimoniale e finanziario. Tra conti non saldati e impianti al collasso, il gigante dell’acqua affoga in un mare di debiti2. L’azienda si giustifica affermando di scontare una situazione di partenza fatta di reti fatiscenti o inesistenti, un deficit strutturale di decine e decine di milioni di euro: costi che finiscono per ricadere sulle nostre spalle. Alle contestazioni, che si moltiplicano, Abbanoa non risponde. E quando lo fa, è per confermare gli importi delle fatture emesse; ne esige il pagamento, ignora le domande di conciliazione, incarica Equitalia per il recupero forzoso del presunto credito, distacca il servizio di fornitura3

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C’è chi dice no – Riuniti attorno allo slogan “Abbanostra e no Abbanoa”, i Comuni che hanno risorse idriche proprie e da anni gestiscono autonomamente il servizio in modo efficiente e con tariffe sostenibili, guidati dai cosiddetti “sindaci ribelli”, rifiutano di assoggettarsi alla accentratrice, sprecona e poco affidabile Abbanoa. Tra questi, c’è chi ha riconosciuto, nel proprio Statuto, l’acqua come bene comune e diritto umano, confermandone il principio della proprietà e gestione pubblica, priva di rilevanza economica4, da sottrarre alla disciplina del libero mercato. Alcune amministrazioni comunali, allo scopo di promuovere il consumo dell’acqua della rete, hanno realizzato impianti per la produzione e la distribuzione di “Abba de Bidda” controllata, refrigerata, naturale, frizzante e… gratuita, a beneficio del risparmio e dell’ambiente5. Ci sono anche loro, insieme ai comitati dei cittadini, a mobilitarsi per la campagna referendaria “due sì per l’acqua bene comune”: una battaglia condotta al di fuori delle logiche dei partiti, che, nonostante abbiamo vinto, non ha portato alla cancellazione in bolletta del profitto, che in Sardegna è pari al 14%. Oggi, che anche il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, Abbanoa non ha più pretesti: questa quota che stiamo continuando a pagare è illegittima e va cancellata. Staremo a vedere. Per il momento la nostra lotta prosegue, con la campagna di Obbedienza civile, mediante l’autoriduzione delle bollette. “Civile”, perché esprime l’intenzione di conformarci alle leggi in vigore, così come modificate dai referendum, “obbedendo” alla volontà popolare.

Patrizia De Rosa

note:

1 http://www.abbanoa.it/AbbanoaPortale/resources/cms/documents/CARTA_SII.pdf

2 Oggi, la salvezza dell’Azienda è nelle mani dell’Unione Europea, dalla quale si attende il via libera per lo stanziamento da parte della Regione di 184 milioni di euro, senza i quali, per Abbanoa sarà il tracollo.

3 La procedura è illegittima, tant’è che i tribunali accolgono i ricorsi dei consumatori, riconoscendo il diritto all’acqua valore essenziale protetto dalla Costituzione

4 Tra i Comuni che hanno modificato o sono in procinto di modificare in tal senso il proprio Statuto, vi sono: Santadi, Santu Lussurgiu, Paulilatino, Samassi, Villa Verde, Guspini, Sedini, Dolianova, Tresnuraghes, Gonnoscodina, Mamoiada.

5 Case dell’acqua sono sorte a Putifigari, Villaurbana, Villacidro, Oristano, Mores, Stintino, Golfo Aranci, Orani, Serri, nelle scuole di Ussana.

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