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Finalmente anche da noi in Planargia parte la Consultazione Pubblica?

Sulla gazzetta ufficiale dPublic-consultationel 14 luglio scorso è stata pubblicata la Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del
30/5/2017 “ linee guida sulla consultazione pubblica in Italia”.

Questa Direttiva è stata accolta con grande interesse dalla stampa nazionale, tanto da essere considerata epocale per l’abbattimento delle barriere che hanno finora diviso le decisioni di palazzo e la possibilità dei cittadini di Incidere sul processo decisionale.

In parole povere la normativa prevede che i comuni debbano organizzare processi decisionali inclusivi, accessibili a tutti, mettendo a disposizione del pubblico informazioni e documentazione e organizzando riunioni di presentazione. Questo per raccogliere le osservazioni dei cittadini da prendere in conto nelle decisioni.

Il Comitato InBosa si aspetta molto dall’applicazione della Direttiva e chiede all’Amministrazione Comunale di mettere in pratica da subito le sue raccomandazioni sul progetto di manutenzione
straordinaria della tubazione cemento-amianto che alimenta in acqua la città. Questo progetto malgrado le nostre numerose sollecitazioni, perché venga presentato ai cittadini, è restato per ora una chimera chiusa in un cassetto.

Chiediamo inoltre che a breve venga diffusa la lista dei progetti che saranno sottoposti a consultazione, perché la popolazione si prepari a partecipare alla presa di decisioni, e far si che questo rivoluzionario cambiamento possa diventare una prassi normale, come succede in altri paesi europei e non.

l’amianto che scotta

Ecco l’ultima pubblicazione del comitato InBosa : un giornale a 4 pagine dal titolo L’amianto che scotta

amianto-che-scotta-cover

Link per le informazioni sull’amianto

1-PRA

http://www.sardegnaambiente.it/documenti/18_183_20150203122401.pdf

OSSERVAZIONI AL PRA

http://www.afevasardegna.it/attachments/article/135/011.2015_OSSERVAZIONI-al%20PRA%20Legge%20RAS_22-2005.pdf

http://inbosa.it/osservazioni-piano-regionale-sardegna-per-lamianto/#more-580

 

2-ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

-ONA      https://osservatorioamianto.jimdo.com/tutte-le-patologie-da-amianto/

-AIEA    http://www.associazioneitalianaespostiamianto.org/

-AREA    http://amiantoonlus.altervista.org/

 

3-FONTI SCIENTIFICHE

-IARC  http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100C/mono100C-11.pdf

-H2A l’acquedotto in amianto https://www.youtube.com/watch?v=ZJbjOl0FwHc

-PROF UGAZIO , PATOLOGO AMBIENTALE: https://www.youtube.com/watch?v=X4qfMxrw5iQ

-ISDE E MEDICINA DEMOCRATICA : http://www.isde.it/wp-content/uploads/2015/12/2015.12.04-LA-PRESENZA-DI-FIBRE-DI-AMIANTO-NELL%E2%80%99ACQUA-POTABILE-TOSCANA-Comunicato-congiunto-ISDE-MD.pdf

-FIORELLA BELPOGGI, direttrice del centro ricerca sul cancro Cesare Maltoni, presso Istituto Ramazzini, Bologna: https://www.youtube.com/watch?v=b4lqk5o2S_Y

 

4- COSA FARE? CHI FA COSA?

http://inbosa.it/wp-content/uploads/2015/03/trasformazione-dellamianto-con-siero-di-latte.pdf

confinamento tracciabile      https://www.youtube.com/watch?v=b4lqk5o2S_Y

http://comunivirtuosi.org/lamianto-a-portata-di-kit/

http://www.inertam.com

https://stopnocivitacrema.files.wordpress.com/2010/03/vetrificazione-copia.pdf

Lettera al sindaco di Bosa

Egregio Sig: Sindaco

Dal giorno 3 -2-2017  della conferenza- dibattito tenutasi all’Unitre a cura del Comitato InBosa sul tema della pericolosità dell’amianto diffuso dappertutto nel territorio  e in particolare  del progetto di manutenzione straordinaria di un tratto dell’acquedotto bosano particolarmente disastrato  con la tecnica del relining no dig , siamo sempre in attesa di essere convocati da Lei per un incontro inteso ad avviare una collaborazione tra l’Amministrazione e il Comitato InBosa, in particolare riguardo  a questo tema su cui abbiamo da tempo lavorato e  su cui riteniamo improcrastinabile informare e coinvolgere tutta la cittadinanza.

Il PIANO REGIONALE AMIANTO indica chiaramente i soggetti attuatori delle misure da adottare, dell’informazione dovuta alla popolazione, degli strumenti  ( sportello amianto, cd e stampati nelle scuole…)

Le confermiamo come già precedentemente richiestole, in quanto Sindaco e  responsabile della salute pubblica , la nostra disponibilità a collaborare  al fine di informare e responsabilizzare  tutta la popolazione.

Comunque, con i nostri canali e mezzi di comunicazione, renderemo pubbliche le nostre domande ai  soggetti competenti ,di spiegazione e chiarimenti riguardo alle criticità del  relining no dig che abbiamo già formulato nel nostro intervento all’UNITRE.

Comitato InBosa

 

Buone condotte o cattive condotte ?

Apprendiamo con soddisfazione che Abbanoa intende procedere al rifacimento dell’intera condotta dell’acquedotto di Bosa.
In particolare “ il progetto prevede il rifacimento di oltre 14 km dell’attuale acquedotto”, con la ghisa sferoidale, mentre per i restanti 1,7 km resta ferma la decisione di fare una riparazione con la tecnica del relining no dig , il cui progetto preliminare è già stato approvato in delibera di Giunta dall’amministrazione di Bosa.
– Come mai Abbanoa insiste col relining dato che risulta essere : non definitivo, molto più costoso e soprattutto pericoloso per la salute?
– Perché non rifà la condotta in ghisa per intero?
Chiediamo che l’amministrazione comunale di Bosa e Abbanoa rispondano a queste domande e che approfondiscano questi argomenti al più presto in un pubblico incontro
Comitato InBosa

no trivelle

Ci riprovano !

Ci siamo illusi troppo presto   che il blocco del piano governativo per nuove  concessioni per la ricerca di idrocarburi avesse messo una parola fine alle prospezioni per la ricerca di nuovi giacimenti.

Ebbene no: i ministeri competenti hanno preso decisioni importanti per rilasciare una  autorizzazione di prospezione nel mare di Sardegna a nord-ovest dell’isola per una superficie di quasi 21.000 kmq  ; una superficie  enorme grande quasi come quella dell’isola che è di 24.000kmq.

Eppure la stessa autorizzazione era stata negata nel 2014 alla società americana Schlumberger, in seguito a una levata di scudi congiunta da parte di abitanti, comitati, amministrazioni di  comuni della costa occidentale , da Alghero ad Oristano , con l’appoggio della Regione Sardegna.

I motivi  di incompatibilità ambientale evocati nelle osservazioni  inviate e accettate dai ministeri per rifiutare la richiesta della società americana  restano gli stessi, e sono essenzialmente  legati al disastro ecologico per l’ambiente marino che  la ricerca con la tecnica AIR-GUN provocherebbe; gli spari utilizzano potenti  bombe ad aria compressa, con ripercussioni  distruttive della fauna  e quindi dell’economia ittica e turistica.

Pensiamo perciò che  la richiesta di prospezione da parte della società  norvegese TGS-NOPEC non avrebbe neanche dovuto essere presa in considerazione.

Contro questo assurdo nuovo  tentativo di attacco all’ambiente  per sostenere scelte energetiche che si devono assolutamente abbandonare, se si vuole salvare la vita su questa terra, le amministrazioni comunali del litorale si sono schierate con determinazione, chi deliberando e  chi aderendo all’azione intrapresa dal GRIG ( gruppo d’intervento giuridico) sottoscrivendo il suo documento di richiesta ai ministeri  competenti di confermare l’incompatibilità ambientale delle prospezioni e di non concedere autorizzazioni.

Il comitato “No trivelle” di Bosa,  in sinergia con il GRIG, si è organizzato  e ha presentato in luoghi pubblici una documentazione sul nuovo rischio che incombe sulla fauna marina e sull’ambiente in generale, raccogliendo  circa 600 firme di  isolani e turisti  in sottoscrizione del  documento di osservazioni elaborato dal GRIG. Permane alto il rischio che le prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel mare di Sardegna possano partire con  la distruttiva tecnica del bombardamento del suolo marittimo con la tecnica air gun, pertanto Il comitato considera che tutta la popolazione deve tenersi pronta a reagire con determinazione ad un’eventuale decisione di concessione per la prospezione, cosa  che potrebbe significare un vero disastro irreversibile per l’ambiente e l’economia locale.

COMITATO NO TRIVELLE BOSA

no trivelle si parco 1

No all’AirGun – Si al Parco

Come si apprende dagli organi di informazione la RAS ha stanziato 21 milioni di € a favore dei parchi regionali allo scopo di «realizzare interventi per la fruizione dei luoghi: reti sentieristiche, ristrutturazione di edifici, di ostelli in cui soggiornare, campi scout, piste ciclabili» (cfr. http://www.sardiniapost.it/cronaca/parchi-aree-marine-protette-stanziati-dalla-regione-21-milioni-euro/).

Dunque, quella dei parchi regionali si conferma una scelta non solo incoraggiata e promossa dalla Regione sarda ma anche premiata, come peraltro è ovvio, con specifiche dotazioni finanziarie che, nei territori interessati, andranno ad aggiungersi ed integrarsi a quelle standard. Mentre ci apprestiamo e invitiamo a combattere l’ennesima battaglia contro l’Air Gun, anche grazie all’iniziativa del GrIG (https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/08/02/no-senza-se-e-senza-ma-alle-ricerche-petrolifere-nel-mar-di-sardegna/#more-15634) continuiamo a stupirci del perché le amministrazioni di Bosa e del territorio non abbiano ad oggi, dopo circa tre anni dalla nostra iniziale proposta, avviato alcuna discussione sull’opportunità della costituzione di un Parco. Ricordiamo che “scelta ambientale” non significa soltanto dire di No al saccheggio del territorio e che per un territorio “speciale” come il nostro non può nemmeno bastare la gestione dell’ordinario, per la quale comunque bisogna fare tutto il possibile. Per un territorio come il nostro è necessario fare una scelta “speciale”, costruire una nuova immagine, creare le strutture e studiare le strategie per approfittare di ciò che abbiamo. In un momento in cui i comuni, giustamente, lamentano la carenza di fondi, 21 milioni da dividere in pochi parchi regionali ed altre zone speciali sono certamente una boccata d’ossigeno che avrebbe fatto bene anche al nostro territorio e ai nostri comuni, oltre che aiutato a gestire e valorizzare l’immenso patrimonio ambientale, marino e terrestre.

 

amianto

Lettera aperta ai sindaci

LETTERA APERTA AI SINDACI E AGLI AMMINISTRATORI DELL’UNIONE DEI COMUNI DELLA PLANARGIA E MONTIFERRU

Apprendiamo dai giornali regionali e dalla Deliberazione n. 81 del 13.04.2016 la notizia del parere favorevole espresso dalla Giunta Comunale di Bosa al progetto preliminare previsto dalla società Abbanoa per la sistemazione di due tratti di condotta della rete idrica in cemento amianto
che fornisce di acqua “ ad uso umano” a Bosa e non solo.
Si tratta di un’importate operazione di manutenzione straordinaria che permetterebbe di porre fine alle ormai insopportabili interruzioni di erogazione dovute alle ripetute rotture della condotta.
Il Comitato Acqua Bene Comune Planargia e Montiferru e il Comitato INBOSA intendono evidenziare che questo intervento di manutenzione necessariamente si relaziona alle questioni di pericolosità-sicurezza rispetto all’ amianto ed alle relative diverse possibili soluzioni tecniche, di cui ancora troppo poco si parla e si conosce.
Abbiamo un Piano Regionale Amianto, normative nazionali, fondi pubblici, obblighi di pubblicità da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché sindaci responsabili della salute pubblica dei loro amministrati.
Vi chiediamo di organizzare al più presto possibile una riunione per confrontarci in vista di un successivo incontro sull’argomento con la popolazione; intendiamo mettervi a disposizione il materiale informativo che abbiamo selezionato riguardo a queste tematiche quando a suo tempo abbiamo redatto ed inviato in Regione le Osservazioni al Piano Regionale Amianto .
In attesa del vostro riscontro:
– Comitato INBOSA e Comitato Acqua Bene Comune Planargia e Montiferru
– per contatti tel.: 0785 35357; 329 6081380

inbosa.it/osservazioni-piano-regionale-sardegna-per-lamianto/

Amianto, polvere bugie e omertà

Stephan Ernest Schmidheiny  è un imprenditore svizzero, condannato a 18 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Torino per il disastro ambientale provocato dall’amianto negli stabilimenti Eternit in Italia e nei territori limitrofi, poi prosciolto in via definitiva per intervenuta prescrizione del reato e rimasto unico imputato nel processo Eternit-bis per l’ipotesi di reato di omicidio volontario di 258 persone.

l professor Giancarlo Ugazio, eminente professore di patologia ambientale, è l’autore della raccolta di preziose pubblicazioni di letteratura medica -di cui inviai stralcio via email- riguardanti ACQUA E AMIANTO, di cui anche parla eloquentemente in questa “videolezione”, della quale credo sia imprescindibile la visione per chiunque tratti di inquinamento e ambiente.

Punto di riferimento assoluto e faro illuminante.
Da vedere assolutamente:

eco-trivelle-piattaforma

Nuovo via alle trivellazioni, l’allarme dei movimenti

Gli emendamenti. La legge di stabilità torna ad autorizzare le perforazioni, scavalcando i quesiti referendari con aggiunte e abrogazioni “subdole”: “Il governo ci inganna”, denunciano i No triv

Serena Giannico, 18.12.2015

Un autentico inganno. Gli emendamenti presentati dal governo alla legge
di Stabilità 2016 ricalcano solo apparentemente i quesiti referendari. Essi,
tra abrogazioni e aggiunte normative, mimetizzano e mascherano, in
modo subdolo, il rilancio delle attività petrolifere in terraferma e in mare
e persino entro le 12 miglia dalla costa». Il movimento No triv torna così
all’attacco di Renzi, accusato di “barare”. E boccia le modifiche proposte
dal suo esecutivo in materia di ricerca ed estrazione del petrolio. «I
passaggi normativi del disegno governativo — scrivono in un documento
i No triv — sono riassunti nell’abolizione del “Piano delle aree” (strumento
di razionalizzazione delle attività oil & gas) e nella previsione di far salvi
tutti i procedimenti collegati a “titoli abilitativi già rilasciati” — all’entrata
in vigore della legge di Stabilità — “per la durata di vita utile del
giacimento”».
Un mix esplosivo, che avrebbe effetti devastanti sul futuro dei mari
italiani, dato che «l’obiettivo principale del governo è mantenere in vita
e a tempo indeterminato tutti i procedimenti attualmente in corso entro le
12 miglia» dalle spiagge. «La soppressione del “Piano delle aree” — viene
aggiunto — costituisce, poi, il vero “cavallo di Troia” del governo»: il
coordinamento nazionale No triv lo aveva già evidenziato, formulando per
l’occasione alcuni sub-emendamenti volti a correggere le proposte del
premier e dei suoi fedelissimi.
Emendamenti che, però, sono stati bocciati alla Camera dei deputati, in
commissione Bilancio. «Nulla è negoziabile rispetto all’obiettivo dei
quesiti referendari – si fa ancora presente — non lo è il “Piano delle aree”,
in quanto mezzo di controllo degli interventi di ricerca ed estrazione degli
idrocarburi; non lo è lo sfruttamento a tempo illimitato dei giacimenti;
non lo è la possibilità che i procedimenti entro le 12 miglia marine siano
solo sospesi e non chiusi definitivamente; non lo è neppure l’istituzione di
un doppio regime di titoli (permessi di ricerca e concessioni di
coltivazione/titoli concessori unici) che consentono alle società del
greggio di scegliere a proprio piacimento, a propria discrezione, in che
modo muoversi nel nostro Paese».
«Da rilevare — dichiara il costituzionalista Enzo Di Salvatore, autore dei
6 quesiti del referendum avviato da dieci Regioni — l’assoluta incoerenza
del governo. Prima l’ermetica chiusura verso queste problematiche e,
dopo il via libera della Cassazione al referendum, il 28 novembre scorso,
l’idea di aprire una trattativa sulle norme oggetto della consultazione
popolare. Quindi la solita furbata… Ma il referendum non è nella
disponibilità di alcuno».
Il coordinamento nazionale No triv evidenzia: «Delle due l’una: o con le
modifiche si accolgono tutti i quesiti referendari senza tradirne lo spirito
o si va alle urne. Nessuno è autorizzato a mediare rispetto a questa
alternativa, cercando un punto di incontro e accontentando, con un
compromesso al ribasso, le Regioni e i loro delegati, attraverso la facile
promessa di un maggiore loro coinvolgimento nelle scelte che in materia
lo Stato effettuerà d’ora in avanti. Una promessa del tutto evanescente,
destinata ad essere tradita dopo le elezioni amministrative del prossimo
anno e dopo il referendum sulla revisione costituzionale, che come noto,
riconduce nelle mani esclusive dello Stato ogni scelta in materia di
energia. Gli emendamenti del governo costituiscono, quindi, un autentico
atto di sabotaggio e uno schiaffo alla democrazia. Per questo chiediamo
agli amministratori pubblici e ai cittadini che hanno a cuore il proprio
territorio di percorrere assieme a noi e fino in fondo la strada
referendaria». Una sfida rilanciata con determinazione, per impedire che
molte aree dello Stivale vengano ulteriormente inquinate e impoverite.
L’Italia, rinomata per la bellezza del proprio paesaggio, vive il paradosso
di essere prima al mondo per biodiversità, con 7 mila differenti specie
vegetali e 58 mila animali, con 140 diversi tipi di grano e 1.800 vigneti
spontanei e di racchiudere, al contempo, attività impattanti che scaricano
costi sui bilanci di imprese e famiglie per oltre 48 miliardi di euro l’anno
(oltre il 3% del Pil).

 

http://ilmanifesto.info/nuovo-via-alle-trivellazioni-lallarme-dei-movimenti/

Solidarietà al sindaco per una civiltà del dialogo

Esprimiamo convinta solidarietà al sindaco di Bosa Luigi Mastino e alla sua famiglia per l’atto di cui sono stati vittime nella notte del 19 novembre ed auspichiamo che si faccia piena luce sull’accaduto, condannando con fermezza e preoccupazione simili azioni che negano la pratica del dialogo e del rispetto, senza i quali non può esserci confronto democratico.
Per noi questi accadimenti costituiscono un motivo in più per proseguire ed intensificare la pratica della partecipazione attiva, civile e aperta alla vita della comunità.

comitati InBosa – NoTrivellePlanargia – AcquaBeneComunePlanargiaeMontiferru

Un Murale per il mare e la natura

Domenica 1 Novembre, sotto un sole splendente, in una bellissima atmosfera di condivisione e collaborazione, un gruppo di cittadine e cittadini del comitato No trivelle Bosa e Planargia si è cimentato nella realizzazione di un murale che vuole comunicare, attraverso le sue immagini, l’opposizione della popolazione ai folli progetti di ricerca e probabile estrazione di idrocarburi nei fondali del mar di Sardegna. Hanno contribuito alla realizzazione dieci volontarie/i e hanno partecipato con la presenza una ventina persone.

Per scongiurare questo scempio ambientale, proponiamo la creazione di un parco marino e agricolo/ambientale sulla costa, che serva a tutelare il bene comune e a proiettare le nostre realtà territoriali verso un’economia sostenibile, incentrata sulla valorizzazione delle risorse naturali e non sul loro sfruttamento selvaggio.

La realizzazione dell’ opera, su un muraglione a lato della strada Magomadas-Turas, è stata diretta dalla artista Cinzia Porcheddu, autrice dei bozzetti.
Preziosa è stata la collaborazione e la disponibilità dell’amministrazione comunale di Magomadas.

Il murale è stato completato, martedì 3 Novembre, con le ultime rifiniture.

Il Comitato no Trivelle Bosa

 

murale intero

 

prima parte seconda parte terza parte

Campagna AVAAZ contro le trivelle

Pubblichiamo l’email inviata da AVVAZ che rilancia la petizione contro le trivellazioni lanciate dal governo Renzi:

 

73mila persone da tutta Italia hanno già firmato: arriviamo a 100mila prima dell’incontro decisivo di venerdì a Bari tra i presidenti regionali! Firma subito quie condividi con tutti! (Qui sotto trovi il testo della mail originale)

no_trivelle

In poche settimane il Governo ha dato via libera a 11 nuove folli trivellazioni, ma hanno esagerato e tra 24 ore 6 presidenti di regione si incontreranno per decidere se indire uno storico referendum nazionale per fermare le trivelle. Firma subito:

FIRMA ORA

Cari avaaziani,

Il Governo Renzi è impazzito e in poche settimane ha dato via libera a trivellazioni ovunque dall’Adriatico, al Mar Ionio, al Canale di Sicilia, con un pericolo enorme per ambiente e turismo.

Ma questa volta hanno esagerato. E sei presidenti di regione stanno decidendo in queste ore se indire un referendum nazionale che potrebbe fare la storia: mettere fine all’era delle trivelle esattamente come abbiamo fatto con il nucleare.

Non perdiamo questa occasione storica.

Tra 24 ore i 6 presidenti saranno a Roma, dove il Governo farà di tutto per convincerli a fermarsi. Facciamoci trovare lì anche noi, con 100mila firme, le telecamere di tutta Italia e le bandiere di tutti i movimenti con un‘unica richiesta: basta rinvii, referendum subito per fermare le trivelle. Firma subito e condividi con tutti:

http://www.avaaz.org/it/italy_no_oil_rb/?bHfIWdb&v=65028

Sono oltre 100mila ormai i chilometri quadrati dei nostri mari letteralmente regalati alle multinazionali petrolifere. Una politica senza senso: anche se estraessimo tutto il petrolio dai nostri mari, basterebbe per solo 8 settimane dei nostri consumi energetici!

Ma dopo che, poche settimane fa, oltre 60mila persone sono scese in piazza contro le trivelle, i presidenti di Abruzzo, Marche, Molise, Puglia, Calabria e Basilicata si sono incontrati venerdì scorso per discutere una proposta shock: un referendum per abolire la legge che ha permesso questa nuova corsa al petrolio, con trivellazioni anche a pochi chilometri dalla costa. In molti sono agguerriti, ma tocca ai cittadini spingerli a trovare un accordo definitivo sul referendum.

Tra 24 ore, a Roma, incontreranno il Governo. Facciamogli trovare  tutta l’Italia, con 100mile firme raccolte in poche ore, i media, e i movimenti delle loro regioni, di fronte ai quali si trovino costretti a dover annunciare forte e chiaro: Referendum. Affinché gli italiani possano dire uno storico “NO” alle trivelle, firma subito:

http://www.avaaz.org/it/italy_no_oil_rb/?bHfIWdb&v=65028

La nostra comunità è in prima linea a livello mondiale nello spingere i governi verso una conversione al 100% di energie rinnovabili. Che protegga l’ambiente, e ci protegga dai disastri climatici sempre più frequenti. In Italia solo pochi mesi fa abbiamo convinto il Governo ad intervenire per tentare di bloccare le trivellazioni croate. Ora sono i nostri mari in pericolo, ma se convinciamo le regioni ad agire, possiamo davvero fare un pezzo di storia: l’Italia uno dei primi paesi al mondo senza trivelle.

Con speranza e determinazione,

Luca, Francesco, Riccardo, Luis, Danny e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI

Stop trivelle, sei regioni pronte a referendum (ANSA)
http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2015/07/25/stop-trivelle-sei-regioni-pronte-a-referendum-_a8bf834e-4c8a-4b57-a068-a74a90bc54cb.html

60mila in marcia a Lanciano per dire “no” al petrolio (Il Centro)
http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2015/05/22/news/ombrina-l-abruzzo-si-ferma-per-dire-no-al-petrolio-1.11473323

Bandiera nera al premier Renzi (Legambiente)
http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/bandiera-nera-al-premier-renzi

Trivelle in mare, sei Regioni ribadiscono il no all’unanimità (La Gazzetta del Mezzogiorno)
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/trivelle-in-mare-sei-regioni-ribadiscono-il-no-all-unanimita-no835869

Referendum per bloccare le trivelle in mare (Pressenza)
http://www.pressenza.com/it/2015/07/no-triv-e-a-sud-alle-regioni-referendum-per-bloccare-le-trivelle-in-mare/

Tornano le trivellazioni in Emilia: venti nuove richieste di concessioni (Corriere della Sera)
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2015/30-marzo-2015/tornano-trivellazioni-emilia-venti-nuove-richieste-concessioni-2301183197933.shtml

amianto

Amianto in corte d’appello

 

COMUNICATO STAMPA

E’ arrivata in Corte d’Appello a Sassari la battaglia di AIEA Sardegna contro la giustizia “bifronte” per un gruppo di lavoratori esposti amianto del sito industriale di Ottana. La denuncia per l’insostenibile condizione dei lavoratori costretti anche a pagare di tasca propria visite ed esami specialistici. Continua a leggere

Non accetto. Non perdono

niente-asilo

Cos’è la realtà? Cos’è quello che vedono i nostri occhi oggi? Che Mondo è? Che modo è? Cosa stiamo aspettando? Dove aspettiamo che ci porti questa follia? Come facciamo a guardarci allo specchio e come facciamo a guardarci in faccia reciprocamente senza sprofondare nella vergogna?
Il mio cuore si spezza … dichiaro il mio lutto per quella povera creatura e per tutte le vittime del mostro che ci sovrasta! lo dichiaro come membra di una umanità che vuole evolversi e non vuole più vedere questo orrore!
Non accetto! Non perdono! Non mi lavo la coscienza! Per me la misura è stata abbondantemente superata!

Alessia Murtas

Stop ai progetti di ricerca di petrolio e gas nel mar di Sardegna

NO AIRGUN STAMPA

Inseguendo il miraggio di una ricchezza facile e duratura, il governo italiano, attraverso la legge Sblocca Italia, sta cercando di riempire le coste del bel paese di piattaforme per la ricerca di petrolio e gas.

Niente di più ingannevole come progetto perché è risaputo che il petrolio estraibile, e per giunta di cattiva qualità, basterebbe per coprire, secondo gli esperti, il fabbisogno nazionale per 8 settimane.

La triste realtà non è solo legata al poco oro nero che nasconde il nostro sottosuolo marino ma agli enormi rischi  per l’ambiente e per la popolazione, rischi presenti in tutte le fasi che vanno dalla prospezione (ricerca) al trasporto del prodotto estratto; la richiesta di prospezione, presentata da una società texana, prevede l’utilizzo della tecnica Airgun, cioè spari di aria compressa molto potenti e pericolosi per tutta la fauna e l’ambiente marino.

Restando ancorati all’uso degli idrocarburi, abbandonando la scelta di un progetto di sviluppo legato all’uso delle energie rinnovabili ed al rispetto dell’ambiente, avremo ricadute che penalizzeranno economicamente le attività valorizzanti le caratteristiche della Sardegna: il mare, la natura , il paesaggio, i suoi prodotti agroalimentari, la pesca e  il turismo.

Seguiamo e sosteniamo con energia le azioni che sono in corso nelle regioni dove il governo ha già dato l’autorizzazione per progetti di trivellazione (es. Abruzzo, progetto Ombrina Mare) , eliminando le prerogative che prima erano delle regioni e senza rispettare le indicazioni della Unione Europea che richiede una consultazione preventiva della popolazione.

Molte amministrazioni locali sarde hanno già espresso il loro parere contrario alle ricerche.

Chiediamo che anche tutte la altre amministrazioni e il governo regionale facciano altrettanto.

PETIZIONE ONLINE

Link per informarsi:

 

COMITATO  NO TRIVELLE  BOSA

airgun

L’airgun e i danni alla pesca

 

Dal blog di Maria Rita D’Orsogna: No all’Italia petrolizzata

Norvegia: arriva l’airgun e la pesca di merluzzi diminuisce del 70%

Di esempi ce ne sono tanti, studiati e vissuti dal 1993 ad oggi. Siamo nella civilissima Norvegia, nel Barents Sea, dove per secoli i pescatori hanno tirato su merluzzi ed eglefini. Arriva l’airgun, e voila’: i merluzzi scompaiono, spaventati dal suono insopportabile. In uno studio del 1996, si e’ quantificato il raggio di effetti negativi in circa 70 chilometri, cioe’ in un area di quasi 5000 chilometri quadrati. L’area con maggior perdita della pesca e’ stata stimata in circa 18 miglia nautiche dalla sorgente, circa 32 chilometri. Fanno 900 chilometri quadrati di effetti gravi.

La scomparsa della pesca e’ durata per dieci giorni dall’inizio degli spari fino alla fine dell’ “esperimento”. Cioe’ il giorno in cui hanno smesso di monitorare i merluzzi non erano ancora tornati nelle loro sedi abitudinali. Non si sa ne se sono tornati, ne se sono tornati, dopo quanto tempo. Idem per uno studio simile del 1993, dove si dice che il calo della pesca e’ dovuto “senza ombra di dubbio” agli spari dell’airgun. In entrambi gli studi hanno trovato calo di merluzzi ed eglefini in aree vaste, fino a 5,000 chilometri quadrati, con punte anche di perdita di pesca anche dell’80%, e specie per pesci piu’ grandi.

Questo non lo dice la D’Orsogna, lo dicono i due articoli citati in alto:

“Effects of seismic shooting on local abundance and catch rates of cod (Gadus morhua) and haddock (Melanogrammus aeglefinus)” scritto da A Engås, S Løkkeborg, E Ona, A V Soldal e pubblicato
sul Canadian Journal of Fisheries and Aquatic Sciences nel 1996.

“The influence of seismic exploration with airguns on cod (Gadus morhua) behavior and catch rates” scritto da S. Løkkeborg, e da A. V. Soldal e pubblicato sul ICES Marine Scientific Symposium nel 1993.

L’ICES e’ l’International Council for the Exploration of the Sea, un organismo internazionale che ha sede in Danimarca e che appunto si occupa di questioni collegate alla vita marina.

Nel 2006 e 2007 la cattura di merluzzi attorno alle isole Lofoten e’ stata di circa 800 tonnellate. Nel 2008 arriva l’airgun a grande scala, circa 21 ditte a fare ispezioni sismiche, e voila’ — si e’ passati ad 83 tonnellate. Ci sono state proteste dei pescatori che hanno chiesto anche risarcimenti all’industria del petrolio e del gas che e’, a loro dire, responsabile di tutto. Non so se li hanno ricevuti. Fatto sta che la pesca e’ crollata qui del 90%, secondo questi dati.

Una delle ultime storie di airgun norvegese risale al 2014.

Uno degli enti petroliferi di Norvegia, Northern Petroleum Direcorate (NPD) manda la sua nave-spara airgun in Artico. La nave si chiama Artemis Atlantic. L’idea e’ di fare ispezioni sismiche di circa 7000 chilometri, in un area contesa con la Russia. Nessuno sa bene infatti a chi appartengano quali acque del polo nord. La Northern Petroleum Directorate manda allora la sua nave — come dire, chi arriva prima vince.

Greenpeace scopre che in realta’ non solo l’area e’ contesa ma che il governo norvese ha vietato ispezioni sismiche in zone contese, e vicino a dove sorgono imponenti ghiacciai. Proprio il caso dell’area dove l’NPD e andata a fare airgun.

E cosi, colti con le mani nella marmellata, l’NPD non completa le sue operazioni e se ne torna a casa con “solo” 5600 chilometri di ispezioni sismiche e sopratutto senza avere toccato l’area piu’ promettente da un punto di vista petrolifero, quella piu’ a nord.

Oltre all’NPD, anche la Rosneft di Russia, la Statoil, anche questa norvegese, e la ExxonMobil vogliono trivellare in zona.

Greenpeace Norway intervista allora Pal Heremo della Statoil, la ditta nazionale norvegese, che dice “Science is not always precise but in 40 years Statoil has been operating seismic surveys, studies carried out by independent scientists have not recorded any damage to marine mammals”.

Cioe’ il tuttapposto norvegese!

Risponde invece Lindy Weilgart, biologa marina, che ricorda che che quando i petrolieri dicono che e’ tuttapposto, e’ quasi sempre falso e che riescono a dire sempre che e’ tuttapposto perche’ spesso gli effetti dell’airgun non si studiano in dovere – e a quelli interessano le trivelle, mica le balene? — ma che se anche li studiassero e’ difficile, ad esempio, fare la conta degli animali morti o feriti, in quando spesso le carcasse non vengono trovate, o semplicemente altri animali finiscono con il mangiarle.

“Seismic surveys have been strongly tied to fatal whale, dolphin and giant squid strandings and deaths at sea. Of course, if you don’t look, you won’t see. Oil and gas companies do not undertake thorough surveys for whale and dolphin carcasses. Even if they did, only about 3% of dolphin carcasses are ever detected, as they sink or are eaten by predators.”

Trivelle Norwegian style – e se non e’ tuttapposto in Norvegia, figuriamoci in Italia come sara’!!!

Le specie più minacciate dall’airgun

Riportiamo un’altro bell’articolo della dottoressa Maria Rita D’Orsogna, fisico, docente universitario, attivista ambientale.

 Una balena sorda e’ una balena morta.

Le creature del mare dipendono fortemente dall’udito che il senso più’ importante che hanno.  I rumori dell’airgun possono causare sordità’, stress, depauperamento della specie. Uno deve solo pensare che questi spari devono arrivare a giacimenti che sono a decine di chilometri sotto la crosta terrestre, per cui non sono certo sussurri delicati. Gli effetti generali osservati dopo esposizione ai suoni dell’airgun sono:
• Irregolarita’ nella migrazione e nella formazione di branchi;

• Perdita del senso dell’orientamento e della capacita’ di tornare “a casa”;

• Incapacita’ di riconoscere i suoni tipici dell’accoppiamento;

• Irregolarita’ nel mangiare;

• Abbandono di habitat — perdita fra il 40 e l’80% della popolazione in un raggio di 30 km dalle sorgenti sismiche;

• Perdita e/o danni all’udito;

• Stress generale, valori alterati di ormoni;

• Affaticamento, perdita di controllo e movimento muscolare;

1. Il capodoglio (Physeter macrocephalus)
Il capodoglio e’ la balena di Moby Dick. Riesce ad arrivare in profondita’ alla ricerca di cibo – anche a 1000 metri sotto la superficie del mare, piu’ di qualsiasi altra balena. Spesso pero’ ci sono problmei di decompressione a causa di embolie di azoto che si formano nel sangue dei capodogli quando i cambi di pressione sono troppo rapidi. I rumori dell’airgun possono causare simili embolie a causa della troppa paura e del troppo rapido ritorno in superficie da profondita’ elevate. La decompressione troppo veloce puo’ causare confisione, dolore, paralisi e anche la morte.
2. La Caretta Caretta e le tartarughe marine (Caretta Caretta)

Le orecchie delle tartarughe sono particolarmente sensibili ai suoni dell’airgun, e gli spari delle ispezioni sismiche potrebbero interferire con la loro capacita’ di produrre uova.  La Caretta Caretta e altre specie di tartaarughe marine sono in pericolo o minacciate di estinzione e l’airgun e’ una minaccia specifica per loro.Gia’ con airgun a 175 decibel di suono ci sono comportamenti erratici e ansia da parte delle tartarughecon danni ai tessuti, agli organi interni, al cranio e alla carapace quando nei pressi di sorgenti di airgun.
Altre specie minacciate sono le tartarughe verdi (Chelonia mydas), la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), la tartaruga olivastra (Lepidochelys olivace),  la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea.
3. Il Delfino a becco corto e a becco lungo (Delphinus delphis e capensis)
I delfini usano suoni e fischietti per comunicare fra loro – e anzi, sono cosi sofisticati che spesso ci sono suoi specifici per ciascun animale – come gli umani hanno i nomi propri. Le ispezioni sismiche potrebbero causare sordita’ nei delifini, come accaduto in Peru’ con la morte di circa 900 delfini spiaggiati e morti dopo l’airgun. Avevano fratture nelle ossa delle orecchie, e insanguinamento dei timpani. Fra le specie piu sensibili il delfino comune a becco corto (Delphinus delphis),  il delfino comune a becco lungo (Delphinus capensis), il delfino di Risso (Grampus griseus),  il delfino dal naso a bottiglia (Tursiops truncatus), la stenella striata (Stenella coeruleoalba) e la
stenella maculata atlantica (Stenella frontalis)
4. La megattera (Megaptera novaeangliae)
Per comunicare con le altre balene, le megattere usano un complesso sistema di suoni. Le melodie sono in realta’ quasi poetici canti subacquei. I suoni dell’airgun sono di gran disturbo alle balene, specie i suoni a bassa frequenza perche’ viaggiano a grandi distanze dal punto di emissione. Possono causare irregolarita’ nelle migrazioni, nell’alimentazione e nell’allevamento dei piccoli.  In una osservazione in Scozia, e’ stato notato che le balene in un area di ben 100,000 miglia hanno smesso di cantare quando si esguiva airgun nelle vicinanze.
5. La balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis)
Restano di questa specie solo 500 esemplari nel mondo: la balena franca nordatlantica e’ andata quasi estinta a causa della folle caccia durante il 1700-1800. Si chiama franca proprio per questo: era la balena giusta da acchiappare. Le colonie attuali vivono in Georgia e Florida dove Obama ha annunciato di volere fare ispezioni sismiche. In Italia furono avvistati in Sardegna.
6. Le capesante (Pecten jacobaeus)

In Italia sono in tutti i nostri mari. Basta solo dire che dopo una serie di indagini sismiche in Australia nel 2010 il declino delle capesante pescate e’ stato dell’80%, con perdite di 70 milioni di dollari.

7. Il  Merluzzo bianco (Gadus Morhua)

Il merluzzo bianco vive nei mari del nord ed e’ da qui che arrivano baccala e stoccafisso nonche’ fish and chips. Le ispezioni sismiche possono ucciderne uova e larve e causare confusione e dispersione di pesci adulti. In Norvegia, dopo l’airgun, il pescato di merluzzo bianco e’ diminuito fra il 40 e l’80% del pescato. I pescatori hanno anche richiesto compensazioni ai petrolieri.

Tratto da No All’Italia Petrolizzata

 

bastadistacchi

L’acqua non va slacciata

In merito agli slacci dell’acqua da parte di Abbanoa a Bosa, Il Comitato AcquaBeneComune PlanargiaMontiferro riafferma il diritto all’acqua potabile pubblica e il corrispondente dovere di pagarne i reali consumi .

il Comitato ABCPM da anni promuove e segue fino alla conclusione vittoriosa delle vertenze presso il giudice di pace i reclami dei numerosissimi utenti che ne hanno ampie ragioni , e ha sempre sconsigliato quel comportamento frequentemente constatato anche a Bosa da parte di cittadini , che pur con fondate ragioni di reclamo nei confronti di Abbanoa, semplicemente ” non pagano”, mettendosi direttamente e immediatamente nella condizione di “morosità”.

L’acqua è un diritto e come tale va difeso con tutti gli strumenti legali che abbiamo a disposizione, innanzitutto la Carta dei servizi di Abbanoa e le leggi vigenti.

Riaffermiamo comunque il principio che ogni persona ha diritto al minimo vitale quotidiano di acqua 50 litri , che va garantito anche in caso di slaccio: e pensiamo che l’amministrazione comunale debba far proprio e difendere questo principio vitale per tutti.

– il diritto all’acqua risulta quale estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani,

– la risoluzione ONU del 28 luglio 2010 dichiara per la prima volta nella storia il diritto all’acqua un diritto umano universale e fondamentale

– il quarto forum mondiale dell’acqua a Città del Messico nel 2006 ( con la partecipazione di 146 paesi) si è concluso con la “Dichiarazione degli enti locali sull’acqua” stabilendo il livello minimo di 20 litri di acqua al giorno come diritto non commerciabile, mentre 40 litri di acqua al giorno il diritto minimo secondo l’ONU (minimo 50 secondo l’OMS).

Il comitato Acqua Bene Comune della Planargia ha predisposto un modulo con la diffida di distacco da inviare in risposta a queste intimidazioni.

Il documento va spedito per raccomandata con ricevuta di ritorno e compilato  in base alla propria situazione.

Il documento è scaricabile sul sito benicomuniplanargia.wordpress.com alla pagina Bosa, diffida di distacco

UN CONSIGLIO IMPORTANTE:

Se arrivano gli addetti di Abbanoa per chiudere il contatore, pretendete i loro nomi e scriveteveli ( è un vostro diritto, il vostro dovere è quello di dare il vostro nome), chiamate immediatamente i carabinieri oppure la polizia urbana (come testimoni dei fatti) e il sindaco o l’ assessore che lo sostituisce ( di solito il vice sindaco):  il sindaco è il responsabile della salute pubblica nel comune e quindi deve garantire l’erogazione del minimo indispensabile di acqua e impedire la chiusura completa del contatore. Gli adddetti di Abbanoa devono obbligatoriamente scrivere un verbale dove descrivono quello che è successo e i motivi per cui hanno avuto ordine di chiudere il contatore

https://benicomuniplanargia.wordpress.com/bosa-diffida-di-distacco/

 

Comitato Acqua Bene Comune per la Planargia e il Montiferru

acqua non si vende

Case dell’acqua: nessun alibi per la potabilità

A fronte dell’annuncio sulla stampa della prossima installazione di case dell’acqua a Bosa e Planargia il Comitato Acqua Bene Comune Planargia e Montiferroesprime soddisfazione ricordando come questa sia una battaglia che il Comitato porta avanti da anni, dato che le case dell’acqua, nella loro versione essenziale e non sovraccaricata di costosi e superflui accessori, sicuramente migliorano la situazione rispetto allo spreco assurdo di bottiglie di plastica e soldi privati e pubblici.

Si approfitta tuttavia per porre alcune questioni: anzitutto va detto che le case dell’acqua devono sostituire l’acqua minerale in bottiglia, non l’acqua di casa, per la quale deve essere comunque garantita la potabilità dal gestore Abbanoa e sulla quale la trasparenza e l’attenzione delle Amministrazioni Comunali deve essere massima. Le firme di 1.600 persone, su questo aspetto, sono un fatto assai importante. La battaglia per l’acqua pubblica, dunque, prescinde dalle case dell’acqua.

Chiediamo inoltre all’Amministrazione di valutare la soluzione anche solo di un decloratore o filtro posto immediatamente prima del rubinetto delle fontanelle di acqua pubblica già esistenti nelle zone abitate. Una soluzione da privilegiare anche perchè meno costosa. il Comitato aveva già fatto pubblica richiesta alla precedente amministrazione, senza risultato.
In ogni caso chiediamo decisamente e a gran voce che, nel caso di installazione di casa dell’acqua, venga esclusa la marca Soda Stream. Molti non sanno che l’azienda israeliana ha La sua principale fabbrica in un insediamento israeliano nei Territori palestinesi occupati, ritenuti illegali dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla Corte Internazionale di Giustizia e da tutte le istituzioni europee. Ricordiamo che, per questo motivo, Legambiente, che aveva stipulato un contratto di sponsorizzazione con Sodastream, venuta a conoscenza delle violazioni dei diritti umani, ha rescisso il contratto; WWF, ignaro, coinvolto in un’iniziativa promozionale di Sodastream, ha negato l’uso del proprio logo; Oxfam Italia ha sospeso i rapporti con Paola Maugeri a causa del suo ruolo da testimonial per Sodastream. E il Comune di Trieste ha ritirato un prodotto Sodastream previsto come premio per un concorso sulla raccolta differenziata.

pericolo-amianto-acqua

Osservazioni al Piano Regionale Sardegna per l’Amianto

Il 5 febbario 2015 è stato depositato il Piano Regionale per l’amianto dall’ Assessorato Regionale della Difesa dell’Ambiente.

http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=273066&v=2&c=4807&idsito=18

A questo link è possibile consultare quindi il Piano:
http://www.sardegnaambiente.it/documenti/18_183_20150203122401.pdf

mentre a questo è possibile leggere una versione semplificata (non tecnica) del piano

http://www.sardegnaambiente.it/documenti/18_183_20150203122543.pdf

Il Comitato Acqua Bene Comune per la Planargia e il Montiferro congiuntamente al Gruppo InBosa ha inviato delle osservazione al Piano varato dalla Regione Sardegna, rivolte a porre il problema delle condotte in cemento-amianto del servizio idrico e a chiedere maggiore trasparenza sul’utilizzo effettivo dei fondi erogati. Inoltre abbiamo insistito sulla necessità di un maggior coinvolgimento della popolazione in un processo di partecipazione larga ed effettiva.

Di seguito il documento inviato tramite PEC: Continua a leggere

Bosa ha sete di acqua di rubinetto: con 1600 firme reclama azioni e certezze provate sulla sua potabilità

Il Comitato Acqua Bene Comune Planargia e Montiferru ha realizzato una raccolta di firme attorno ad una petizione che recita:

COMITATO ACQUA BENE COMUNE DI PLANARGIA E MONTIFERRO

Le/i sottoscritte/i utenti del servizio idrico gestito da Abbanoa spa

DENUNCIANO Continua a leggere

L’amianto si può smaltire con il siero di latte

Chemical Center Srl è nata nel 2009 per iniziativa del Prof. Norberto Roveri, direttore del Laboratorio di Strutturistica Chimica Ambientale e Biologica (LEBSC) presso il Dipartimento di Chimica “G. Ciamician” dell’Università di Bologna, e dell’imprenditore Paolo Gualandi, presidente della Coswell SpA. Il LEBSC (www.lebsc.it) collabora proficuamente con Coswell fin dal 2005, anno in cui venne brevettata e lanciata commercialmente della linea di igiene orale Biorepair a base di idrossiapatite biomimetica. Un successo internazionale, non solo commerciale, ma di innovazione scientifica in ambito odontoiatrico per aver rappresentato la prima salutare alternativa all’uso del fluoro finalmente riconosciuto anche dalla Comunità Europea rischioso per la salute. Continua a leggere

estratto no mi la bufo

No mi la bufo – la rivista di INBosa del gennaio 2015

Abbiamo il piacere di comunicarvi che abbiamo realizzato una nuova rivista ed è disponibile

a Bosa presso

edicola-tabacchi Arcai in viale Alghero

cartoleria di Stefano Piras in viale Alghero (entrata di Terridi)

edicola di Giuseppe Zucca in via Mannu nei pressi di Piazza Monumento

cartolibreria TiConZero

Casa Del Popolo di Bosa in via Cugia

Bar di Patrizio Tanda in viale Alghero – di fronte al fotografo Franco Muroni

a Flussio presso il panificio Dettori, in via nazionale

a Tresnuraghes presso il tabacchino in via Roma

 

copertina no mi la bufo

 

Sentenza Bussi e disastro della Valpescara

 

COMUNICATO STAMPA DEL 22 DICEMBRE 2014

SENTENZA BUSSI E DISASTRO DELLA VALPESCARA: E’ SCIOPERO DELLA DENUNCIA!

IL FORUM DELL’ACQUA E ZONA22 CONSEGNANO I SACCHETTI CON RIFIUTI INDUSTRIALI DIRETTAMENTE AL PREFETTO.

RIFIUTI INDUSTRIALI E FABBRICHE ABBANDONATE, DOPO LA VERGOGNA DELLA SENTENZA BUSSI A CHI DEVE RIVOLGERSI IL CITTADINO?

NECESSARIO OPPORSI ALLA STRATEGIA CHE ATTACCA I DIRITTI COSTITUZIONALI. Continua a leggere