Archivio della categoria: beni comuni

Amianto, polvere bugie e omertà

Stephan Ernest Schmidheiny  è un imprenditore svizzero, condannato a 18 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Torino per il disastro ambientale provocato dall’amianto negli stabilimenti Eternit in Italia e nei territori limitrofi, poi prosciolto in via definitiva per intervenuta prescrizione del reato e rimasto unico imputato nel processo Eternit-bis per l’ipotesi di reato di omicidio volontario di 258 persone.

l professor Giancarlo Ugazio, eminente professore di patologia ambientale, è l’autore della raccolta di preziose pubblicazioni di letteratura medica -di cui inviai stralcio via email- riguardanti ACQUA E AMIANTO, di cui anche parla eloquentemente in questa “videolezione”, della quale credo sia imprescindibile la visione per chiunque tratti di inquinamento e ambiente.

Punto di riferimento assoluto e faro illuminante.
Da vedere assolutamente:

eco-trivelle-piattaforma

Nuovo via alle trivellazioni, l’allarme dei movimenti

Gli emendamenti. La legge di stabilità torna ad autorizzare le perforazioni, scavalcando i quesiti referendari con aggiunte e abrogazioni “subdole”: “Il governo ci inganna”, denunciano i No triv

Serena Giannico, 18.12.2015

Un autentico inganno. Gli emendamenti presentati dal governo alla legge
di Stabilità 2016 ricalcano solo apparentemente i quesiti referendari. Essi,
tra abrogazioni e aggiunte normative, mimetizzano e mascherano, in
modo subdolo, il rilancio delle attività petrolifere in terraferma e in mare
e persino entro le 12 miglia dalla costa». Il movimento No triv torna così
all’attacco di Renzi, accusato di “barare”. E boccia le modifiche proposte
dal suo esecutivo in materia di ricerca ed estrazione del petrolio. «I
passaggi normativi del disegno governativo — scrivono in un documento
i No triv — sono riassunti nell’abolizione del “Piano delle aree” (strumento
di razionalizzazione delle attività oil & gas) e nella previsione di far salvi
tutti i procedimenti collegati a “titoli abilitativi già rilasciati” — all’entrata
in vigore della legge di Stabilità — “per la durata di vita utile del
giacimento”».
Un mix esplosivo, che avrebbe effetti devastanti sul futuro dei mari
italiani, dato che «l’obiettivo principale del governo è mantenere in vita
e a tempo indeterminato tutti i procedimenti attualmente in corso entro le
12 miglia» dalle spiagge. «La soppressione del “Piano delle aree” — viene
aggiunto — costituisce, poi, il vero “cavallo di Troia” del governo»: il
coordinamento nazionale No triv lo aveva già evidenziato, formulando per
l’occasione alcuni sub-emendamenti volti a correggere le proposte del
premier e dei suoi fedelissimi.
Emendamenti che, però, sono stati bocciati alla Camera dei deputati, in
commissione Bilancio. «Nulla è negoziabile rispetto all’obiettivo dei
quesiti referendari – si fa ancora presente — non lo è il “Piano delle aree”,
in quanto mezzo di controllo degli interventi di ricerca ed estrazione degli
idrocarburi; non lo è lo sfruttamento a tempo illimitato dei giacimenti;
non lo è la possibilità che i procedimenti entro le 12 miglia marine siano
solo sospesi e non chiusi definitivamente; non lo è neppure l’istituzione di
un doppio regime di titoli (permessi di ricerca e concessioni di
coltivazione/titoli concessori unici) che consentono alle società del
greggio di scegliere a proprio piacimento, a propria discrezione, in che
modo muoversi nel nostro Paese».
«Da rilevare — dichiara il costituzionalista Enzo Di Salvatore, autore dei
6 quesiti del referendum avviato da dieci Regioni — l’assoluta incoerenza
del governo. Prima l’ermetica chiusura verso queste problematiche e,
dopo il via libera della Cassazione al referendum, il 28 novembre scorso,
l’idea di aprire una trattativa sulle norme oggetto della consultazione
popolare. Quindi la solita furbata… Ma il referendum non è nella
disponibilità di alcuno».
Il coordinamento nazionale No triv evidenzia: «Delle due l’una: o con le
modifiche si accolgono tutti i quesiti referendari senza tradirne lo spirito
o si va alle urne. Nessuno è autorizzato a mediare rispetto a questa
alternativa, cercando un punto di incontro e accontentando, con un
compromesso al ribasso, le Regioni e i loro delegati, attraverso la facile
promessa di un maggiore loro coinvolgimento nelle scelte che in materia
lo Stato effettuerà d’ora in avanti. Una promessa del tutto evanescente,
destinata ad essere tradita dopo le elezioni amministrative del prossimo
anno e dopo il referendum sulla revisione costituzionale, che come noto,
riconduce nelle mani esclusive dello Stato ogni scelta in materia di
energia. Gli emendamenti del governo costituiscono, quindi, un autentico
atto di sabotaggio e uno schiaffo alla democrazia. Per questo chiediamo
agli amministratori pubblici e ai cittadini che hanno a cuore il proprio
territorio di percorrere assieme a noi e fino in fondo la strada
referendaria». Una sfida rilanciata con determinazione, per impedire che
molte aree dello Stivale vengano ulteriormente inquinate e impoverite.
L’Italia, rinomata per la bellezza del proprio paesaggio, vive il paradosso
di essere prima al mondo per biodiversità, con 7 mila differenti specie
vegetali e 58 mila animali, con 140 diversi tipi di grano e 1.800 vigneti
spontanei e di racchiudere, al contempo, attività impattanti che scaricano
costi sui bilanci di imprese e famiglie per oltre 48 miliardi di euro l’anno
(oltre il 3% del Pil).

 

http://ilmanifesto.info/nuovo-via-alle-trivellazioni-lallarme-dei-movimenti/

Un Murale per il mare e la natura

Domenica 1 Novembre, sotto un sole splendente, in una bellissima atmosfera di condivisione e collaborazione, un gruppo di cittadine e cittadini del comitato No trivelle Bosa e Planargia si è cimentato nella realizzazione di un murale che vuole comunicare, attraverso le sue immagini, l’opposizione della popolazione ai folli progetti di ricerca e probabile estrazione di idrocarburi nei fondali del mar di Sardegna. Hanno contribuito alla realizzazione dieci volontarie/i e hanno partecipato con la presenza una ventina persone.

Per scongiurare questo scempio ambientale, proponiamo la creazione di un parco marino e agricolo/ambientale sulla costa, che serva a tutelare il bene comune e a proiettare le nostre realtà territoriali verso un’economia sostenibile, incentrata sulla valorizzazione delle risorse naturali e non sul loro sfruttamento selvaggio.

La realizzazione dell’ opera, su un muraglione a lato della strada Magomadas-Turas, è stata diretta dalla artista Cinzia Porcheddu, autrice dei bozzetti.
Preziosa è stata la collaborazione e la disponibilità dell’amministrazione comunale di Magomadas.

Il murale è stato completato, martedì 3 Novembre, con le ultime rifiniture.

Il Comitato no Trivelle Bosa

 

murale intero

 

prima parte seconda parte terza parte

Stop ai progetti di ricerca di petrolio e gas nel mar di Sardegna

NO AIRGUN STAMPA

Inseguendo il miraggio di una ricchezza facile e duratura, il governo italiano, attraverso la legge Sblocca Italia, sta cercando di riempire le coste del bel paese di piattaforme per la ricerca di petrolio e gas.

Niente di più ingannevole come progetto perché è risaputo che il petrolio estraibile, e per giunta di cattiva qualità, basterebbe per coprire, secondo gli esperti, il fabbisogno nazionale per 8 settimane.

La triste realtà non è solo legata al poco oro nero che nasconde il nostro sottosuolo marino ma agli enormi rischi  per l’ambiente e per la popolazione, rischi presenti in tutte le fasi che vanno dalla prospezione (ricerca) al trasporto del prodotto estratto; la richiesta di prospezione, presentata da una società texana, prevede l’utilizzo della tecnica Airgun, cioè spari di aria compressa molto potenti e pericolosi per tutta la fauna e l’ambiente marino.

Restando ancorati all’uso degli idrocarburi, abbandonando la scelta di un progetto di sviluppo legato all’uso delle energie rinnovabili ed al rispetto dell’ambiente, avremo ricadute che penalizzeranno economicamente le attività valorizzanti le caratteristiche della Sardegna: il mare, la natura , il paesaggio, i suoi prodotti agroalimentari, la pesca e  il turismo.

Seguiamo e sosteniamo con energia le azioni che sono in corso nelle regioni dove il governo ha già dato l’autorizzazione per progetti di trivellazione (es. Abruzzo, progetto Ombrina Mare) , eliminando le prerogative che prima erano delle regioni e senza rispettare le indicazioni della Unione Europea che richiede una consultazione preventiva della popolazione.

Molte amministrazioni locali sarde hanno già espresso il loro parere contrario alle ricerche.

Chiediamo che anche tutte la altre amministrazioni e il governo regionale facciano altrettanto.

PETIZIONE ONLINE

Link per informarsi:

 

COMITATO  NO TRIVELLE  BOSA

airgun

L’airgun e i danni alla pesca

 

Dal blog di Maria Rita D’Orsogna: No all’Italia petrolizzata

Norvegia: arriva l’airgun e la pesca di merluzzi diminuisce del 70%

Di esempi ce ne sono tanti, studiati e vissuti dal 1993 ad oggi. Siamo nella civilissima Norvegia, nel Barents Sea, dove per secoli i pescatori hanno tirato su merluzzi ed eglefini. Arriva l’airgun, e voila’: i merluzzi scompaiono, spaventati dal suono insopportabile. In uno studio del 1996, si e’ quantificato il raggio di effetti negativi in circa 70 chilometri, cioe’ in un area di quasi 5000 chilometri quadrati. L’area con maggior perdita della pesca e’ stata stimata in circa 18 miglia nautiche dalla sorgente, circa 32 chilometri. Fanno 900 chilometri quadrati di effetti gravi.

La scomparsa della pesca e’ durata per dieci giorni dall’inizio degli spari fino alla fine dell’ “esperimento”. Cioe’ il giorno in cui hanno smesso di monitorare i merluzzi non erano ancora tornati nelle loro sedi abitudinali. Non si sa ne se sono tornati, ne se sono tornati, dopo quanto tempo. Idem per uno studio simile del 1993, dove si dice che il calo della pesca e’ dovuto “senza ombra di dubbio” agli spari dell’airgun. In entrambi gli studi hanno trovato calo di merluzzi ed eglefini in aree vaste, fino a 5,000 chilometri quadrati, con punte anche di perdita di pesca anche dell’80%, e specie per pesci piu’ grandi.

Questo non lo dice la D’Orsogna, lo dicono i due articoli citati in alto:

“Effects of seismic shooting on local abundance and catch rates of cod (Gadus morhua) and haddock (Melanogrammus aeglefinus)” scritto da A Engås, S Løkkeborg, E Ona, A V Soldal e pubblicato
sul Canadian Journal of Fisheries and Aquatic Sciences nel 1996.

“The influence of seismic exploration with airguns on cod (Gadus morhua) behavior and catch rates” scritto da S. Løkkeborg, e da A. V. Soldal e pubblicato sul ICES Marine Scientific Symposium nel 1993.

L’ICES e’ l’International Council for the Exploration of the Sea, un organismo internazionale che ha sede in Danimarca e che appunto si occupa di questioni collegate alla vita marina.

Nel 2006 e 2007 la cattura di merluzzi attorno alle isole Lofoten e’ stata di circa 800 tonnellate. Nel 2008 arriva l’airgun a grande scala, circa 21 ditte a fare ispezioni sismiche, e voila’ — si e’ passati ad 83 tonnellate. Ci sono state proteste dei pescatori che hanno chiesto anche risarcimenti all’industria del petrolio e del gas che e’, a loro dire, responsabile di tutto. Non so se li hanno ricevuti. Fatto sta che la pesca e’ crollata qui del 90%, secondo questi dati.

Una delle ultime storie di airgun norvegese risale al 2014.

Uno degli enti petroliferi di Norvegia, Northern Petroleum Direcorate (NPD) manda la sua nave-spara airgun in Artico. La nave si chiama Artemis Atlantic. L’idea e’ di fare ispezioni sismiche di circa 7000 chilometri, in un area contesa con la Russia. Nessuno sa bene infatti a chi appartengano quali acque del polo nord. La Northern Petroleum Directorate manda allora la sua nave — come dire, chi arriva prima vince.

Greenpeace scopre che in realta’ non solo l’area e’ contesa ma che il governo norvese ha vietato ispezioni sismiche in zone contese, e vicino a dove sorgono imponenti ghiacciai. Proprio il caso dell’area dove l’NPD e andata a fare airgun.

E cosi, colti con le mani nella marmellata, l’NPD non completa le sue operazioni e se ne torna a casa con “solo” 5600 chilometri di ispezioni sismiche e sopratutto senza avere toccato l’area piu’ promettente da un punto di vista petrolifero, quella piu’ a nord.

Oltre all’NPD, anche la Rosneft di Russia, la Statoil, anche questa norvegese, e la ExxonMobil vogliono trivellare in zona.

Greenpeace Norway intervista allora Pal Heremo della Statoil, la ditta nazionale norvegese, che dice “Science is not always precise but in 40 years Statoil has been operating seismic surveys, studies carried out by independent scientists have not recorded any damage to marine mammals”.

Cioe’ il tuttapposto norvegese!

Risponde invece Lindy Weilgart, biologa marina, che ricorda che che quando i petrolieri dicono che e’ tuttapposto, e’ quasi sempre falso e che riescono a dire sempre che e’ tuttapposto perche’ spesso gli effetti dell’airgun non si studiano in dovere – e a quelli interessano le trivelle, mica le balene? — ma che se anche li studiassero e’ difficile, ad esempio, fare la conta degli animali morti o feriti, in quando spesso le carcasse non vengono trovate, o semplicemente altri animali finiscono con il mangiarle.

“Seismic surveys have been strongly tied to fatal whale, dolphin and giant squid strandings and deaths at sea. Of course, if you don’t look, you won’t see. Oil and gas companies do not undertake thorough surveys for whale and dolphin carcasses. Even if they did, only about 3% of dolphin carcasses are ever detected, as they sink or are eaten by predators.”

Trivelle Norwegian style – e se non e’ tuttapposto in Norvegia, figuriamoci in Italia come sara’!!!

Le specie più minacciate dall’airgun

Riportiamo un’altro bell’articolo della dottoressa Maria Rita D’Orsogna, fisico, docente universitario, attivista ambientale.

 Una balena sorda e’ una balena morta.

Le creature del mare dipendono fortemente dall’udito che il senso più’ importante che hanno.  I rumori dell’airgun possono causare sordità’, stress, depauperamento della specie. Uno deve solo pensare che questi spari devono arrivare a giacimenti che sono a decine di chilometri sotto la crosta terrestre, per cui non sono certo sussurri delicati. Gli effetti generali osservati dopo esposizione ai suoni dell’airgun sono:
• Irregolarita’ nella migrazione e nella formazione di branchi;

• Perdita del senso dell’orientamento e della capacita’ di tornare “a casa”;

• Incapacita’ di riconoscere i suoni tipici dell’accoppiamento;

• Irregolarita’ nel mangiare;

• Abbandono di habitat — perdita fra il 40 e l’80% della popolazione in un raggio di 30 km dalle sorgenti sismiche;

• Perdita e/o danni all’udito;

• Stress generale, valori alterati di ormoni;

• Affaticamento, perdita di controllo e movimento muscolare;

1. Il capodoglio (Physeter macrocephalus)
Il capodoglio e’ la balena di Moby Dick. Riesce ad arrivare in profondita’ alla ricerca di cibo – anche a 1000 metri sotto la superficie del mare, piu’ di qualsiasi altra balena. Spesso pero’ ci sono problmei di decompressione a causa di embolie di azoto che si formano nel sangue dei capodogli quando i cambi di pressione sono troppo rapidi. I rumori dell’airgun possono causare simili embolie a causa della troppa paura e del troppo rapido ritorno in superficie da profondita’ elevate. La decompressione troppo veloce puo’ causare confisione, dolore, paralisi e anche la morte.
2. La Caretta Caretta e le tartarughe marine (Caretta Caretta)

Le orecchie delle tartarughe sono particolarmente sensibili ai suoni dell’airgun, e gli spari delle ispezioni sismiche potrebbero interferire con la loro capacita’ di produrre uova.  La Caretta Caretta e altre specie di tartaarughe marine sono in pericolo o minacciate di estinzione e l’airgun e’ una minaccia specifica per loro.Gia’ con airgun a 175 decibel di suono ci sono comportamenti erratici e ansia da parte delle tartarughecon danni ai tessuti, agli organi interni, al cranio e alla carapace quando nei pressi di sorgenti di airgun.
Altre specie minacciate sono le tartarughe verdi (Chelonia mydas), la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), la tartaruga olivastra (Lepidochelys olivace),  la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea.
3. Il Delfino a becco corto e a becco lungo (Delphinus delphis e capensis)
I delfini usano suoni e fischietti per comunicare fra loro – e anzi, sono cosi sofisticati che spesso ci sono suoi specifici per ciascun animale – come gli umani hanno i nomi propri. Le ispezioni sismiche potrebbero causare sordita’ nei delifini, come accaduto in Peru’ con la morte di circa 900 delfini spiaggiati e morti dopo l’airgun. Avevano fratture nelle ossa delle orecchie, e insanguinamento dei timpani. Fra le specie piu sensibili il delfino comune a becco corto (Delphinus delphis),  il delfino comune a becco lungo (Delphinus capensis), il delfino di Risso (Grampus griseus),  il delfino dal naso a bottiglia (Tursiops truncatus), la stenella striata (Stenella coeruleoalba) e la
stenella maculata atlantica (Stenella frontalis)
4. La megattera (Megaptera novaeangliae)
Per comunicare con le altre balene, le megattere usano un complesso sistema di suoni. Le melodie sono in realta’ quasi poetici canti subacquei. I suoni dell’airgun sono di gran disturbo alle balene, specie i suoni a bassa frequenza perche’ viaggiano a grandi distanze dal punto di emissione. Possono causare irregolarita’ nelle migrazioni, nell’alimentazione e nell’allevamento dei piccoli.  In una osservazione in Scozia, e’ stato notato che le balene in un area di ben 100,000 miglia hanno smesso di cantare quando si esguiva airgun nelle vicinanze.
5. La balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis)
Restano di questa specie solo 500 esemplari nel mondo: la balena franca nordatlantica e’ andata quasi estinta a causa della folle caccia durante il 1700-1800. Si chiama franca proprio per questo: era la balena giusta da acchiappare. Le colonie attuali vivono in Georgia e Florida dove Obama ha annunciato di volere fare ispezioni sismiche. In Italia furono avvistati in Sardegna.
6. Le capesante (Pecten jacobaeus)

In Italia sono in tutti i nostri mari. Basta solo dire che dopo una serie di indagini sismiche in Australia nel 2010 il declino delle capesante pescate e’ stato dell’80%, con perdite di 70 milioni di dollari.

7. Il  Merluzzo bianco (Gadus Morhua)

Il merluzzo bianco vive nei mari del nord ed e’ da qui che arrivano baccala e stoccafisso nonche’ fish and chips. Le ispezioni sismiche possono ucciderne uova e larve e causare confusione e dispersione di pesci adulti. In Norvegia, dopo l’airgun, il pescato di merluzzo bianco e’ diminuito fra il 40 e l’80% del pescato. I pescatori hanno anche richiesto compensazioni ai petrolieri.

Tratto da No All’Italia Petrolizzata

 

bastadistacchi

L’acqua non va slacciata

In merito agli slacci dell’acqua da parte di Abbanoa a Bosa, Il Comitato AcquaBeneComune PlanargiaMontiferro riafferma il diritto all’acqua potabile pubblica e il corrispondente dovere di pagarne i reali consumi .

il Comitato ABCPM da anni promuove e segue fino alla conclusione vittoriosa delle vertenze presso il giudice di pace i reclami dei numerosissimi utenti che ne hanno ampie ragioni , e ha sempre sconsigliato quel comportamento frequentemente constatato anche a Bosa da parte di cittadini , che pur con fondate ragioni di reclamo nei confronti di Abbanoa, semplicemente ” non pagano”, mettendosi direttamente e immediatamente nella condizione di “morosità”.

L’acqua è un diritto e come tale va difeso con tutti gli strumenti legali che abbiamo a disposizione, innanzitutto la Carta dei servizi di Abbanoa e le leggi vigenti.

Riaffermiamo comunque il principio che ogni persona ha diritto al minimo vitale quotidiano di acqua 50 litri , che va garantito anche in caso di slaccio: e pensiamo che l’amministrazione comunale debba far proprio e difendere questo principio vitale per tutti.

– il diritto all’acqua risulta quale estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani,

– la risoluzione ONU del 28 luglio 2010 dichiara per la prima volta nella storia il diritto all’acqua un diritto umano universale e fondamentale

– il quarto forum mondiale dell’acqua a Città del Messico nel 2006 ( con la partecipazione di 146 paesi) si è concluso con la “Dichiarazione degli enti locali sull’acqua” stabilendo il livello minimo di 20 litri di acqua al giorno come diritto non commerciabile, mentre 40 litri di acqua al giorno il diritto minimo secondo l’ONU (minimo 50 secondo l’OMS).

Il comitato Acqua Bene Comune della Planargia ha predisposto un modulo con la diffida di distacco da inviare in risposta a queste intimidazioni.

Il documento va spedito per raccomandata con ricevuta di ritorno e compilato  in base alla propria situazione.

Il documento è scaricabile sul sito benicomuniplanargia.wordpress.com alla pagina Bosa, diffida di distacco

UN CONSIGLIO IMPORTANTE:

Se arrivano gli addetti di Abbanoa per chiudere il contatore, pretendete i loro nomi e scriveteveli ( è un vostro diritto, il vostro dovere è quello di dare il vostro nome), chiamate immediatamente i carabinieri oppure la polizia urbana (come testimoni dei fatti) e il sindaco o l’ assessore che lo sostituisce ( di solito il vice sindaco):  il sindaco è il responsabile della salute pubblica nel comune e quindi deve garantire l’erogazione del minimo indispensabile di acqua e impedire la chiusura completa del contatore. Gli adddetti di Abbanoa devono obbligatoriamente scrivere un verbale dove descrivono quello che è successo e i motivi per cui hanno avuto ordine di chiudere il contatore

https://benicomuniplanargia.wordpress.com/bosa-diffida-di-distacco/

 

Comitato Acqua Bene Comune per la Planargia e il Montiferru

acqua non si vende

Case dell’acqua: nessun alibi per la potabilità

A fronte dell’annuncio sulla stampa della prossima installazione di case dell’acqua a Bosa e Planargia il Comitato Acqua Bene Comune Planargia e Montiferroesprime soddisfazione ricordando come questa sia una battaglia che il Comitato porta avanti da anni, dato che le case dell’acqua, nella loro versione essenziale e non sovraccaricata di costosi e superflui accessori, sicuramente migliorano la situazione rispetto allo spreco assurdo di bottiglie di plastica e soldi privati e pubblici.

Si approfitta tuttavia per porre alcune questioni: anzitutto va detto che le case dell’acqua devono sostituire l’acqua minerale in bottiglia, non l’acqua di casa, per la quale deve essere comunque garantita la potabilità dal gestore Abbanoa e sulla quale la trasparenza e l’attenzione delle Amministrazioni Comunali deve essere massima. Le firme di 1.600 persone, su questo aspetto, sono un fatto assai importante. La battaglia per l’acqua pubblica, dunque, prescinde dalle case dell’acqua.

Chiediamo inoltre all’Amministrazione di valutare la soluzione anche solo di un decloratore o filtro posto immediatamente prima del rubinetto delle fontanelle di acqua pubblica già esistenti nelle zone abitate. Una soluzione da privilegiare anche perchè meno costosa. il Comitato aveva già fatto pubblica richiesta alla precedente amministrazione, senza risultato.
In ogni caso chiediamo decisamente e a gran voce che, nel caso di installazione di casa dell’acqua, venga esclusa la marca Soda Stream. Molti non sanno che l’azienda israeliana ha La sua principale fabbrica in un insediamento israeliano nei Territori palestinesi occupati, ritenuti illegali dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla Corte Internazionale di Giustizia e da tutte le istituzioni europee. Ricordiamo che, per questo motivo, Legambiente, che aveva stipulato un contratto di sponsorizzazione con Sodastream, venuta a conoscenza delle violazioni dei diritti umani, ha rescisso il contratto; WWF, ignaro, coinvolto in un’iniziativa promozionale di Sodastream, ha negato l’uso del proprio logo; Oxfam Italia ha sospeso i rapporti con Paola Maugeri a causa del suo ruolo da testimonial per Sodastream. E il Comune di Trieste ha ritirato un prodotto Sodastream previsto come premio per un concorso sulla raccolta differenziata.

pericolo-amianto-acqua

Osservazioni al Piano Regionale Sardegna per l’Amianto

Il 5 febbario 2015 è stato depositato il Piano Regionale per l’amianto dall’ Assessorato Regionale della Difesa dell’Ambiente.

http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=273066&v=2&c=4807&idsito=18

A questo link è possibile consultare quindi il Piano:
http://www.sardegnaambiente.it/documenti/18_183_20150203122401.pdf

mentre a questo è possibile leggere una versione semplificata (non tecnica) del piano

http://www.sardegnaambiente.it/documenti/18_183_20150203122543.pdf

Il Comitato Acqua Bene Comune per la Planargia e il Montiferro congiuntamente al Gruppo InBosa ha inviato delle osservazione al Piano varato dalla Regione Sardegna, rivolte a porre il problema delle condotte in cemento-amianto del servizio idrico e a chiedere maggiore trasparenza sul’utilizzo effettivo dei fondi erogati. Inoltre abbiamo insistito sulla necessità di un maggior coinvolgimento della popolazione in un processo di partecipazione larga ed effettiva.

Di seguito il documento inviato tramite PEC: Continua a leggere

Bosa ha sete di acqua di rubinetto: con 1600 firme reclama azioni e certezze provate sulla sua potabilità

Il Comitato Acqua Bene Comune Planargia e Montiferru ha realizzato una raccolta di firme attorno ad una petizione che recita:

COMITATO ACQUA BENE COMUNE DI PLANARGIA E MONTIFERRO

Le/i sottoscritte/i utenti del servizio idrico gestito da Abbanoa spa

DENUNCIANO Continua a leggere

Sentenza Bussi e disastro della Valpescara

 

COMUNICATO STAMPA DEL 22 DICEMBRE 2014

SENTENZA BUSSI E DISASTRO DELLA VALPESCARA: E’ SCIOPERO DELLA DENUNCIA!

IL FORUM DELL’ACQUA E ZONA22 CONSEGNANO I SACCHETTI CON RIFIUTI INDUSTRIALI DIRETTAMENTE AL PREFETTO.

RIFIUTI INDUSTRIALI E FABBRICHE ABBANDONATE, DOPO LA VERGOGNA DELLA SENTENZA BUSSI A CHI DEVE RIVOLGERSI IL CITTADINO?

NECESSARIO OPPORSI ALLA STRATEGIA CHE ATTACCA I DIRITTI COSTITUZIONALI. Continua a leggere

Custa befa non mi la bufo

conciliazione acquaDopo tanto tempo, è iniziata la procedura di conciliazione frutto dell’accordo tra Comune di Bosa e Abbanoa, sottoscritto dal Sindaco e dal responsabile dei rapporti col pubblico per Abbanoa, durante l’assemblea del 30 Luglio convocata allo scopo, e che fu letto di fronte a tutti.

Finalmente ora siamo a conoscenza del modulo proposto, dove  all’utente: 1) si propone in forma possibilista l’applicazione della prescrizione dal 2006 (quando sappiamo che fino al 2009 le bollette sono già ora prescrivibili) dunque concedono un diritto che già abbiamo 2) si prefigura una rateazione dell’ìmporto concordato proporzionata al reddito (massimo 60 rate per i redditi più bassi) 3) ma si impone il pagamento di interessi superiori al 2% sulla rateazione, infine 4) si ignorano periodi di non potabilità dell’acqua. Continua a leggere

La storia del comitato S’Arrieddu

COMITATO S’ARRIEDDU PER NARBOLIA

La sua storia e quella dell’impianto di serre fotovoltaiche.

A inizio 2012 un gruppo di cittadini narboliesi vengono a sapere che è stato approvato,e stanno per iniziare i lavori di costruzione, di un impianto di serre fotovoltaiche per la produzione di energia.
Preoccupati per l’enormità dell’impianto, che dovrebbe sorgere nei migliori terreni agricoli,
completamente irrigati, del loro paese, si costituiscono in un Comitato Spontaneo dal nome S’Arrieddu per Narbolia, prendendo il nome da una parte dei terreni chserre fotovoltaichee verranno occupati. Dopo varie peripezie riescono ad avere dal Continua a leggere

Un resoconto della discussione nel consiglio comunale sulla faccenda air gun

SchlumergerHo assistito all’intero consiglio comunale del 10 luglio 2014. All’ordine del giorno: votazione su documento inviato al Ministero dell’Ambiente in merito alla richiesta della Schlumberger e finanziamenti di un azione del Programma di Sviluppo Rurale riguardante gli itinerari.

Qui mi limito a parlare della discussione sull’air gun, procedendo nell’ordine che la memoria mi consente.

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al signor sindaco in merito all’iniziativa contro l’air gun

al Sig. Sindaco di Bosa Luigi Mastino,
i comitati AcquaBeneComune Planargia e Montiferru Occidentale e InBosa esprimono grande soddisfazione per quanto da Lei fatto in merito alla questione Air Gun (invio delle osservazioni al Ministero, con parere contrario, e contestuale coinvolgimento dei sindaci degli altri comuni interessati) dimostrando di condividere la necessità di una difesa del territorio da speculazioni energetiche contrarie all’istanza di uno sviluppo ‘altro’ che per noi è l’unico possibile.

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difendiamo il mare dall’air gun

La notizia che il mare della Sardegna è minacciato da una richiesta di ricerche di idrocarburi con l’utilizzo di una tecnica rischiosa (air gun) per la fauna marina si sta diffondendo su internet. Blog e social network riportano la notizia e si riempiono di commenti di persone indignate e persone che chiedono di intervenire e sono disponibili a dare un contributo in qualche modo per salvaguardare il patrimonio ambientale del mare occidentale sardo.

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Sindaci, parlate contro l’airgun

La società di ricerche petrolifere Schlumberger Italiana s.p.a. intende realizzare un progetto di indagine geofisica 2D nell’area dell’istanza di prospezione a mare “d.1 E.P.-SC
in una vastissima area del Mar di Sardegna ampia kmq. 20.922.

L’ampia area di mare interessata dal progetto (quasi 21 mila chilometri quadrati) riguarda il ben noto Santuario Pelagos, Santuario per i Mammiferi marini istituito come area marina protetta di interesse internazionale e area specialmente protetta di interesse mediterraneo (A.S.P.I.M.), in base all’Accordo internazionale sottoscritto a Roma il 25 novembre 1999, ratificato con legge n. 391/2001.

cetacei e air gunL’attività di prospezione, secondo quanto riportato nello studio di impatto ambientale (S.I.A.), consisterebbe in “spari” di aria compressa (airgun) per oltre 7.300 km. di tracciato complessivo per un periodo di 10 settimane.  Questi “spari” avrebbero una cadenza di uno ogni 5-15 secondi, con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata in natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini. Continua a leggere

La Schlumberger, i cowboy del petrolio

area conivoltaLa notizia è che la Schlumberger ha presentato istanza di permesso di prospezione in un’are marina di circa 21mila chilometri quadrati a ridosso della costa ovest della Sardegna, cioè ha richiesto al Ministero dell’Ambiente italiano di poter fare delle ricerche in mare per analizzare i fondali, in una zona che sfiora la Corsica e va giù fino ad Oristano e che è praticamente grande quanto l’intera Sardegna. Continua a leggere

Cos’è la tecnica Air Gun

Ecco cos’è l’air gun, la tecnica di ricerca che la Schlumberger intende utilizzare per studiare i fondali marini sardi.

Come spiega la dottoressa aria Rita D’Orsola:

“L’airgun è una tecnica di ispezione dei fondali marini, per capire cosa contiene il sottosuolo. Praticamente ci sono degli spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, però, questi spari sono dannosi al pescato, perché possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito. Questo è molto grave perché molte specie ittiche dipendono dal senso dell’udito per orientarsi, per accoppiarsi e per trovare cibo. Già in provincia di Foggia ci sono stati degli spiaggiamenti ( i sette capodogli morti a Peschici – n.d.r.) che potrebbero essere dovuti a queste tecniche pericolose” Continua a leggere

L’ultimo furto dei nostri beni comuni

una pianta sardaDopo le basi militari, l’inquinamento industriale, l’occupazione delle terre con il fotovoltaico e l’eolico, una società olandese fa incetta di biotipi sardi. Vicenda già sperimentata con il trifolium subterraneum ora proprietà degli australiani. Gli agricoltori e pastori sardi a loro debbono rivolgersi se vogliono impiantare gli erbai o migliorare i prati pascolo. In futuro potrà capitare che un derivato del nostro finocchietto selvatico potrà essere coltivato e venduto solo se si acquisteranno i semi in Olanda. Dal 1900 ad oggi si calcola che il 75% della biodiversità delle piante coltivate nel mondo si sia persa; frutto dell’abbandono dell’agricoltura contadina a favore di quella industriale che ha selezionato solo le specie per colture intensive. Questo nonostante l’agricoltura mondiale sia fatta per l’80% da piccoli contadini. Continua a leggere

Incontro pubblico per il SIC a Villanova Monteleone

Sul sito del comune di Villanova Monteleone il 13 maggio 2014 è comparso questo avviso:

incontro per l'aggiornamento del SIC Bosa-VillanovaSi avvisano tutti gli interessati che il 23/05/2014 alle ore 18:30 presso la Sala Angelo Diez di Su Palatu a Villanova Monteleone si svolgerà un incontro pubblico per la presentazione dell’avanzamento delle attività relative all’aggiornamento del Piano di Gestione del SIC “Entroterra e zona costiera tra Bosa, Capo Marargiu e Porto Tangone” (ITB020041).

Nello stesso sito è possibile scaricare la bozza del nuovo piano di gestione che rendiamo comunque disponibile qui:

BOZZA PIANO DI GESTIONE DEL SIC BOSA-VILLANOVA MAGGIO 2014 Continua a leggere

risposta alla manifestazione di interesse per i SIC

Al Comitato di Cittadini di Bosa e Planargia e Montiferro occidentale per Piano di Gestione SIC-ZPS

Con riferimento alla richiesta di informazioni pervenuta a questo ufficio con mail del 3 marzo u.s., inerente lo stato di attuazione dei procedimenti di VAS relativi ai Piani di Gestione di SIC e ZPS in oggetto, si fa presente che:

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manifestazione di interesse per i piani di gestione dei SIC

Vogliamo rendere nota la manifestazione di interesse espressa e presentata alle amministrazioni locali da un iniziale gruppo di operatori economici e cittadini di Bosa e Planargia, riguardante i Piani di Gestione dei SIC scaduti e in fase di aggiornamento.
Siamo certi che , leggendone il testo qui sotto, valuterete importante quanto noi, il diritto di partecipazione della popolazione locale alla programmazione del proprio territorio.

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Legge, politica, ignoranza

Tre parole per entrare nei sentieri del Parco, prima tappa: i Sic

La legge (norme europee per la tutela dei Siti di Interesse Comunitario, legge quadro italiana e legge regionale per l’istituzione dei parchi, i piani di gestione dei SIC Valle del TemoEntroterra e zona costiera tra Bosa, Capo Marargiu e Porto Tangone) parla chiaro, e dice che ci sono luoghi veramente speciali,nel territorio in cui viviamo, degni di essere difesi,protetti, conservati con i loro habitat naturali, e valorizzati nel patrimonio culturale ed economico che li compone. Continua a leggere

Ennesima interruzione del servizio idrico.

tubo rottoL’amministrazione comunale non assume le proprie responsabilità e non è in grado di garantire un servizio idrico indispensabile ai fini del mantenimento degli standard della salute pubblica. Ancora un fine settimana senz’acqua e senza alcun preavviso, se non un generico comunicato sul sito del Comune, che invita i Bosani a fare un uso razionale dell’acqua evitando sprechi. Non va meglio sulla pagina Facebook del Sindaco, dove al medesimo comunicato segue il silenzio; interrotto solo per avvisare dell’avvenuta riparazione dell’ennesimo guasto nella condotta foranea. Sta di fatto che l’acqua dai rubinetti di molte case continua a mancare. Continua a leggere

Bosa: è tornata l’acqua

Sardegna abbanoa 2Dopo cinque giorni di assenza ha cominciato nella notte ad entrare nei serbatoi discreta, goccia a goccia e stamani  quasi irruente. Pareva di vederla scendere dalle sorgenti di Luzzanas, fresca, allegra  ed entrare nei serbatoi, scendere nei tubi di un sistema idrico antico ed usurato di Sa Costa. Da li diramarsi con potenza in un sistema capillare, proprio come quello del corpo umano perché l’acqua è come il sangue: necessario alla vita. Ed alla vita ti porta  quando sotto la doccia la senti potente che entra in tutte le fibre di te. Continua a leggere

Cosa sono i beni comuni

Il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, voluto dalla stragrande maggioranza degli italiani ha avuto il successo che conosciamo per la presa di coscienza che l’acqua è un bene comune primario, un diritto fondamentale e dunque non è merce da mettere in vendita sul mercato. Sopratutto ha dato il via, in Italia, a una riflessione sui beni comuni e su cosa possa essere consideraton veramente tale . Ne è scaturita una definizione che consente di identificare i beni che andrebbero sottratti alla sfera delle proprietà commerciabili :

sono quelli funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali, al libero sviluppo della personalità e alla realizzazione di una reale felicità, che devono essere salvaguardati sottraendoli alla logica distruttiva del breve periodo, proiettando la loro tutela nel mondo più lontano, abitato dalle generazioni future.

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