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no trivelle

Ci riprovano !

Ci siamo illusi troppo presto   che il blocco del piano governativo per nuove  concessioni per la ricerca di idrocarburi avesse messo una parola fine alle prospezioni per la ricerca di nuovi giacimenti.

Ebbene no: i ministeri competenti hanno preso decisioni importanti per rilasciare una  autorizzazione di prospezione nel mare di Sardegna a nord-ovest dell’isola per una superficie di quasi 21.000 kmq  ; una superficie  enorme grande quasi come quella dell’isola che è di 24.000kmq.

Eppure la stessa autorizzazione era stata negata nel 2014 alla società americana Schlumberger, in seguito a una levata di scudi congiunta da parte di abitanti, comitati, amministrazioni di  comuni della costa occidentale , da Alghero ad Oristano , con l’appoggio della Regione Sardegna.

I motivi  di incompatibilità ambientale evocati nelle osservazioni  inviate e accettate dai ministeri per rifiutare la richiesta della società americana  restano gli stessi, e sono essenzialmente  legati al disastro ecologico per l’ambiente marino che  la ricerca con la tecnica AIR-GUN provocherebbe; gli spari utilizzano potenti  bombe ad aria compressa, con ripercussioni  distruttive della fauna  e quindi dell’economia ittica e turistica.

Pensiamo perciò che  la richiesta di prospezione da parte della società  norvegese TGS-NOPEC non avrebbe neanche dovuto essere presa in considerazione.

Contro questo assurdo nuovo  tentativo di attacco all’ambiente  per sostenere scelte energetiche che si devono assolutamente abbandonare, se si vuole salvare la vita su questa terra, le amministrazioni comunali del litorale si sono schierate con determinazione, chi deliberando e  chi aderendo all’azione intrapresa dal GRIG ( gruppo d’intervento giuridico) sottoscrivendo il suo documento di richiesta ai ministeri  competenti di confermare l’incompatibilità ambientale delle prospezioni e di non concedere autorizzazioni.

Il comitato “No trivelle” di Bosa,  in sinergia con il GRIG, si è organizzato  e ha presentato in luoghi pubblici una documentazione sul nuovo rischio che incombe sulla fauna marina e sull’ambiente in generale, raccogliendo  circa 600 firme di  isolani e turisti  in sottoscrizione del  documento di osservazioni elaborato dal GRIG. Permane alto il rischio che le prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel mare di Sardegna possano partire con  la distruttiva tecnica del bombardamento del suolo marittimo con la tecnica air gun, pertanto Il comitato considera che tutta la popolazione deve tenersi pronta a reagire con determinazione ad un’eventuale decisione di concessione per la prospezione, cosa  che potrebbe significare un vero disastro irreversibile per l’ambiente e l’economia locale.

COMITATO NO TRIVELLE BOSA

no trivelle si parco 1

No all’AirGun – Si al Parco

Come si apprende dagli organi di informazione la RAS ha stanziato 21 milioni di € a favore dei parchi regionali allo scopo di «realizzare interventi per la fruizione dei luoghi: reti sentieristiche, ristrutturazione di edifici, di ostelli in cui soggiornare, campi scout, piste ciclabili» (cfr. http://www.sardiniapost.it/cronaca/parchi-aree-marine-protette-stanziati-dalla-regione-21-milioni-euro/).

Dunque, quella dei parchi regionali si conferma una scelta non solo incoraggiata e promossa dalla Regione sarda ma anche premiata, come peraltro è ovvio, con specifiche dotazioni finanziarie che, nei territori interessati, andranno ad aggiungersi ed integrarsi a quelle standard. Mentre ci apprestiamo e invitiamo a combattere l’ennesima battaglia contro l’Air Gun, anche grazie all’iniziativa del GrIG (https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/08/02/no-senza-se-e-senza-ma-alle-ricerche-petrolifere-nel-mar-di-sardegna/#more-15634) continuiamo a stupirci del perché le amministrazioni di Bosa e del territorio non abbiano ad oggi, dopo circa tre anni dalla nostra iniziale proposta, avviato alcuna discussione sull’opportunità della costituzione di un Parco. Ricordiamo che “scelta ambientale” non significa soltanto dire di No al saccheggio del territorio e che per un territorio “speciale” come il nostro non può nemmeno bastare la gestione dell’ordinario, per la quale comunque bisogna fare tutto il possibile. Per un territorio come il nostro è necessario fare una scelta “speciale”, costruire una nuova immagine, creare le strutture e studiare le strategie per approfittare di ciò che abbiamo. In un momento in cui i comuni, giustamente, lamentano la carenza di fondi, 21 milioni da dividere in pochi parchi regionali ed altre zone speciali sono certamente una boccata d’ossigeno che avrebbe fatto bene anche al nostro territorio e ai nostri comuni, oltre che aiutato a gestire e valorizzare l’immenso patrimonio ambientale, marino e terrestre.

 

eco-trivelle-piattaforma

Nuovo via alle trivellazioni, l’allarme dei movimenti

Gli emendamenti. La legge di stabilità torna ad autorizzare le perforazioni, scavalcando i quesiti referendari con aggiunte e abrogazioni “subdole”: “Il governo ci inganna”, denunciano i No triv

Serena Giannico, 18.12.2015

Un autentico inganno. Gli emendamenti presentati dal governo alla legge
di Stabilità 2016 ricalcano solo apparentemente i quesiti referendari. Essi,
tra abrogazioni e aggiunte normative, mimetizzano e mascherano, in
modo subdolo, il rilancio delle attività petrolifere in terraferma e in mare
e persino entro le 12 miglia dalla costa». Il movimento No triv torna così
all’attacco di Renzi, accusato di “barare”. E boccia le modifiche proposte
dal suo esecutivo in materia di ricerca ed estrazione del petrolio. «I
passaggi normativi del disegno governativo — scrivono in un documento
i No triv — sono riassunti nell’abolizione del “Piano delle aree” (strumento
di razionalizzazione delle attività oil & gas) e nella previsione di far salvi
tutti i procedimenti collegati a “titoli abilitativi già rilasciati” — all’entrata
in vigore della legge di Stabilità — “per la durata di vita utile del
giacimento”».
Un mix esplosivo, che avrebbe effetti devastanti sul futuro dei mari
italiani, dato che «l’obiettivo principale del governo è mantenere in vita
e a tempo indeterminato tutti i procedimenti attualmente in corso entro le
12 miglia» dalle spiagge. «La soppressione del “Piano delle aree” — viene
aggiunto — costituisce, poi, il vero “cavallo di Troia” del governo»: il
coordinamento nazionale No triv lo aveva già evidenziato, formulando per
l’occasione alcuni sub-emendamenti volti a correggere le proposte del
premier e dei suoi fedelissimi.
Emendamenti che, però, sono stati bocciati alla Camera dei deputati, in
commissione Bilancio. «Nulla è negoziabile rispetto all’obiettivo dei
quesiti referendari – si fa ancora presente — non lo è il “Piano delle aree”,
in quanto mezzo di controllo degli interventi di ricerca ed estrazione degli
idrocarburi; non lo è lo sfruttamento a tempo illimitato dei giacimenti;
non lo è la possibilità che i procedimenti entro le 12 miglia marine siano
solo sospesi e non chiusi definitivamente; non lo è neppure l’istituzione di
un doppio regime di titoli (permessi di ricerca e concessioni di
coltivazione/titoli concessori unici) che consentono alle società del
greggio di scegliere a proprio piacimento, a propria discrezione, in che
modo muoversi nel nostro Paese».
«Da rilevare — dichiara il costituzionalista Enzo Di Salvatore, autore dei
6 quesiti del referendum avviato da dieci Regioni — l’assoluta incoerenza
del governo. Prima l’ermetica chiusura verso queste problematiche e,
dopo il via libera della Cassazione al referendum, il 28 novembre scorso,
l’idea di aprire una trattativa sulle norme oggetto della consultazione
popolare. Quindi la solita furbata… Ma il referendum non è nella
disponibilità di alcuno».
Il coordinamento nazionale No triv evidenzia: «Delle due l’una: o con le
modifiche si accolgono tutti i quesiti referendari senza tradirne lo spirito
o si va alle urne. Nessuno è autorizzato a mediare rispetto a questa
alternativa, cercando un punto di incontro e accontentando, con un
compromesso al ribasso, le Regioni e i loro delegati, attraverso la facile
promessa di un maggiore loro coinvolgimento nelle scelte che in materia
lo Stato effettuerà d’ora in avanti. Una promessa del tutto evanescente,
destinata ad essere tradita dopo le elezioni amministrative del prossimo
anno e dopo il referendum sulla revisione costituzionale, che come noto,
riconduce nelle mani esclusive dello Stato ogni scelta in materia di
energia. Gli emendamenti del governo costituiscono, quindi, un autentico
atto di sabotaggio e uno schiaffo alla democrazia. Per questo chiediamo
agli amministratori pubblici e ai cittadini che hanno a cuore il proprio
territorio di percorrere assieme a noi e fino in fondo la strada
referendaria». Una sfida rilanciata con determinazione, per impedire che
molte aree dello Stivale vengano ulteriormente inquinate e impoverite.
L’Italia, rinomata per la bellezza del proprio paesaggio, vive il paradosso
di essere prima al mondo per biodiversità, con 7 mila differenti specie
vegetali e 58 mila animali, con 140 diversi tipi di grano e 1.800 vigneti
spontanei e di racchiudere, al contempo, attività impattanti che scaricano
costi sui bilanci di imprese e famiglie per oltre 48 miliardi di euro l’anno
(oltre il 3% del Pil).

 

http://ilmanifesto.info/nuovo-via-alle-trivellazioni-lallarme-dei-movimenti/

Un Murale per il mare e la natura

Domenica 1 Novembre, sotto un sole splendente, in una bellissima atmosfera di condivisione e collaborazione, un gruppo di cittadine e cittadini del comitato No trivelle Bosa e Planargia si è cimentato nella realizzazione di un murale che vuole comunicare, attraverso le sue immagini, l’opposizione della popolazione ai folli progetti di ricerca e probabile estrazione di idrocarburi nei fondali del mar di Sardegna. Hanno contribuito alla realizzazione dieci volontarie/i e hanno partecipato con la presenza una ventina persone.

Per scongiurare questo scempio ambientale, proponiamo la creazione di un parco marino e agricolo/ambientale sulla costa, che serva a tutelare il bene comune e a proiettare le nostre realtà territoriali verso un’economia sostenibile, incentrata sulla valorizzazione delle risorse naturali e non sul loro sfruttamento selvaggio.

La realizzazione dell’ opera, su un muraglione a lato della strada Magomadas-Turas, è stata diretta dalla artista Cinzia Porcheddu, autrice dei bozzetti.
Preziosa è stata la collaborazione e la disponibilità dell’amministrazione comunale di Magomadas.

Il murale è stato completato, martedì 3 Novembre, con le ultime rifiniture.

Il Comitato no Trivelle Bosa

 

murale intero

 

prima parte seconda parte terza parte

Campagna AVAAZ contro le trivelle

Pubblichiamo l’email inviata da AVVAZ che rilancia la petizione contro le trivellazioni lanciate dal governo Renzi:

 

73mila persone da tutta Italia hanno già firmato: arriviamo a 100mila prima dell’incontro decisivo di venerdì a Bari tra i presidenti regionali! Firma subito quie condividi con tutti! (Qui sotto trovi il testo della mail originale)

no_trivelle

In poche settimane il Governo ha dato via libera a 11 nuove folli trivellazioni, ma hanno esagerato e tra 24 ore 6 presidenti di regione si incontreranno per decidere se indire uno storico referendum nazionale per fermare le trivelle. Firma subito:

FIRMA ORA

Cari avaaziani,

Il Governo Renzi è impazzito e in poche settimane ha dato via libera a trivellazioni ovunque dall’Adriatico, al Mar Ionio, al Canale di Sicilia, con un pericolo enorme per ambiente e turismo.

Ma questa volta hanno esagerato. E sei presidenti di regione stanno decidendo in queste ore se indire un referendum nazionale che potrebbe fare la storia: mettere fine all’era delle trivelle esattamente come abbiamo fatto con il nucleare.

Non perdiamo questa occasione storica.

Tra 24 ore i 6 presidenti saranno a Roma, dove il Governo farà di tutto per convincerli a fermarsi. Facciamoci trovare lì anche noi, con 100mila firme, le telecamere di tutta Italia e le bandiere di tutti i movimenti con un‘unica richiesta: basta rinvii, referendum subito per fermare le trivelle. Firma subito e condividi con tutti:

http://www.avaaz.org/it/italy_no_oil_rb/?bHfIWdb&v=65028

Sono oltre 100mila ormai i chilometri quadrati dei nostri mari letteralmente regalati alle multinazionali petrolifere. Una politica senza senso: anche se estraessimo tutto il petrolio dai nostri mari, basterebbe per solo 8 settimane dei nostri consumi energetici!

Ma dopo che, poche settimane fa, oltre 60mila persone sono scese in piazza contro le trivelle, i presidenti di Abruzzo, Marche, Molise, Puglia, Calabria e Basilicata si sono incontrati venerdì scorso per discutere una proposta shock: un referendum per abolire la legge che ha permesso questa nuova corsa al petrolio, con trivellazioni anche a pochi chilometri dalla costa. In molti sono agguerriti, ma tocca ai cittadini spingerli a trovare un accordo definitivo sul referendum.

Tra 24 ore, a Roma, incontreranno il Governo. Facciamogli trovare  tutta l’Italia, con 100mile firme raccolte in poche ore, i media, e i movimenti delle loro regioni, di fronte ai quali si trovino costretti a dover annunciare forte e chiaro: Referendum. Affinché gli italiani possano dire uno storico “NO” alle trivelle, firma subito:

http://www.avaaz.org/it/italy_no_oil_rb/?bHfIWdb&v=65028

La nostra comunità è in prima linea a livello mondiale nello spingere i governi verso una conversione al 100% di energie rinnovabili. Che protegga l’ambiente, e ci protegga dai disastri climatici sempre più frequenti. In Italia solo pochi mesi fa abbiamo convinto il Governo ad intervenire per tentare di bloccare le trivellazioni croate. Ora sono i nostri mari in pericolo, ma se convinciamo le regioni ad agire, possiamo davvero fare un pezzo di storia: l’Italia uno dei primi paesi al mondo senza trivelle.

Con speranza e determinazione,

Luca, Francesco, Riccardo, Luis, Danny e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI

Stop trivelle, sei regioni pronte a referendum (ANSA)
http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2015/07/25/stop-trivelle-sei-regioni-pronte-a-referendum-_a8bf834e-4c8a-4b57-a068-a74a90bc54cb.html

60mila in marcia a Lanciano per dire “no” al petrolio (Il Centro)
http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2015/05/22/news/ombrina-l-abruzzo-si-ferma-per-dire-no-al-petrolio-1.11473323

Bandiera nera al premier Renzi (Legambiente)
http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/bandiera-nera-al-premier-renzi

Trivelle in mare, sei Regioni ribadiscono il no all’unanimità (La Gazzetta del Mezzogiorno)
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/trivelle-in-mare-sei-regioni-ribadiscono-il-no-all-unanimita-no835869

Referendum per bloccare le trivelle in mare (Pressenza)
http://www.pressenza.com/it/2015/07/no-triv-e-a-sud-alle-regioni-referendum-per-bloccare-le-trivelle-in-mare/

Tornano le trivellazioni in Emilia: venti nuove richieste di concessioni (Corriere della Sera)
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2015/30-marzo-2015/tornano-trivellazioni-emilia-venti-nuove-richieste-concessioni-2301183197933.shtml

Stop ai progetti di ricerca di petrolio e gas nel mar di Sardegna

NO AIRGUN STAMPA

Inseguendo il miraggio di una ricchezza facile e duratura, il governo italiano, attraverso la legge Sblocca Italia, sta cercando di riempire le coste del bel paese di piattaforme per la ricerca di petrolio e gas.

Niente di più ingannevole come progetto perché è risaputo che il petrolio estraibile, e per giunta di cattiva qualità, basterebbe per coprire, secondo gli esperti, il fabbisogno nazionale per 8 settimane.

La triste realtà non è solo legata al poco oro nero che nasconde il nostro sottosuolo marino ma agli enormi rischi  per l’ambiente e per la popolazione, rischi presenti in tutte le fasi che vanno dalla prospezione (ricerca) al trasporto del prodotto estratto; la richiesta di prospezione, presentata da una società texana, prevede l’utilizzo della tecnica Airgun, cioè spari di aria compressa molto potenti e pericolosi per tutta la fauna e l’ambiente marino.

Restando ancorati all’uso degli idrocarburi, abbandonando la scelta di un progetto di sviluppo legato all’uso delle energie rinnovabili ed al rispetto dell’ambiente, avremo ricadute che penalizzeranno economicamente le attività valorizzanti le caratteristiche della Sardegna: il mare, la natura , il paesaggio, i suoi prodotti agroalimentari, la pesca e  il turismo.

Seguiamo e sosteniamo con energia le azioni che sono in corso nelle regioni dove il governo ha già dato l’autorizzazione per progetti di trivellazione (es. Abruzzo, progetto Ombrina Mare) , eliminando le prerogative che prima erano delle regioni e senza rispettare le indicazioni della Unione Europea che richiede una consultazione preventiva della popolazione.

Molte amministrazioni locali sarde hanno già espresso il loro parere contrario alle ricerche.

Chiediamo che anche tutte la altre amministrazioni e il governo regionale facciano altrettanto.

PETIZIONE ONLINE

Link per informarsi:

 

COMITATO  NO TRIVELLE  BOSA

airgun

L’airgun e i danni alla pesca

 

Dal blog di Maria Rita D’Orsogna: No all’Italia petrolizzata

Norvegia: arriva l’airgun e la pesca di merluzzi diminuisce del 70%

Di esempi ce ne sono tanti, studiati e vissuti dal 1993 ad oggi. Siamo nella civilissima Norvegia, nel Barents Sea, dove per secoli i pescatori hanno tirato su merluzzi ed eglefini. Arriva l’airgun, e voila’: i merluzzi scompaiono, spaventati dal suono insopportabile. In uno studio del 1996, si e’ quantificato il raggio di effetti negativi in circa 70 chilometri, cioe’ in un area di quasi 5000 chilometri quadrati. L’area con maggior perdita della pesca e’ stata stimata in circa 18 miglia nautiche dalla sorgente, circa 32 chilometri. Fanno 900 chilometri quadrati di effetti gravi.

La scomparsa della pesca e’ durata per dieci giorni dall’inizio degli spari fino alla fine dell’ “esperimento”. Cioe’ il giorno in cui hanno smesso di monitorare i merluzzi non erano ancora tornati nelle loro sedi abitudinali. Non si sa ne se sono tornati, ne se sono tornati, dopo quanto tempo. Idem per uno studio simile del 1993, dove si dice che il calo della pesca e’ dovuto “senza ombra di dubbio” agli spari dell’airgun. In entrambi gli studi hanno trovato calo di merluzzi ed eglefini in aree vaste, fino a 5,000 chilometri quadrati, con punte anche di perdita di pesca anche dell’80%, e specie per pesci piu’ grandi.

Questo non lo dice la D’Orsogna, lo dicono i due articoli citati in alto:

“Effects of seismic shooting on local abundance and catch rates of cod (Gadus morhua) and haddock (Melanogrammus aeglefinus)” scritto da A Engås, S Løkkeborg, E Ona, A V Soldal e pubblicato
sul Canadian Journal of Fisheries and Aquatic Sciences nel 1996.

“The influence of seismic exploration with airguns on cod (Gadus morhua) behavior and catch rates” scritto da S. Løkkeborg, e da A. V. Soldal e pubblicato sul ICES Marine Scientific Symposium nel 1993.

L’ICES e’ l’International Council for the Exploration of the Sea, un organismo internazionale che ha sede in Danimarca e che appunto si occupa di questioni collegate alla vita marina.

Nel 2006 e 2007 la cattura di merluzzi attorno alle isole Lofoten e’ stata di circa 800 tonnellate. Nel 2008 arriva l’airgun a grande scala, circa 21 ditte a fare ispezioni sismiche, e voila’ — si e’ passati ad 83 tonnellate. Ci sono state proteste dei pescatori che hanno chiesto anche risarcimenti all’industria del petrolio e del gas che e’, a loro dire, responsabile di tutto. Non so se li hanno ricevuti. Fatto sta che la pesca e’ crollata qui del 90%, secondo questi dati.

Una delle ultime storie di airgun norvegese risale al 2014.

Uno degli enti petroliferi di Norvegia, Northern Petroleum Direcorate (NPD) manda la sua nave-spara airgun in Artico. La nave si chiama Artemis Atlantic. L’idea e’ di fare ispezioni sismiche di circa 7000 chilometri, in un area contesa con la Russia. Nessuno sa bene infatti a chi appartengano quali acque del polo nord. La Northern Petroleum Directorate manda allora la sua nave — come dire, chi arriva prima vince.

Greenpeace scopre che in realta’ non solo l’area e’ contesa ma che il governo norvese ha vietato ispezioni sismiche in zone contese, e vicino a dove sorgono imponenti ghiacciai. Proprio il caso dell’area dove l’NPD e andata a fare airgun.

E cosi, colti con le mani nella marmellata, l’NPD non completa le sue operazioni e se ne torna a casa con “solo” 5600 chilometri di ispezioni sismiche e sopratutto senza avere toccato l’area piu’ promettente da un punto di vista petrolifero, quella piu’ a nord.

Oltre all’NPD, anche la Rosneft di Russia, la Statoil, anche questa norvegese, e la ExxonMobil vogliono trivellare in zona.

Greenpeace Norway intervista allora Pal Heremo della Statoil, la ditta nazionale norvegese, che dice “Science is not always precise but in 40 years Statoil has been operating seismic surveys, studies carried out by independent scientists have not recorded any damage to marine mammals”.

Cioe’ il tuttapposto norvegese!

Risponde invece Lindy Weilgart, biologa marina, che ricorda che che quando i petrolieri dicono che e’ tuttapposto, e’ quasi sempre falso e che riescono a dire sempre che e’ tuttapposto perche’ spesso gli effetti dell’airgun non si studiano in dovere – e a quelli interessano le trivelle, mica le balene? — ma che se anche li studiassero e’ difficile, ad esempio, fare la conta degli animali morti o feriti, in quando spesso le carcasse non vengono trovate, o semplicemente altri animali finiscono con il mangiarle.

“Seismic surveys have been strongly tied to fatal whale, dolphin and giant squid strandings and deaths at sea. Of course, if you don’t look, you won’t see. Oil and gas companies do not undertake thorough surveys for whale and dolphin carcasses. Even if they did, only about 3% of dolphin carcasses are ever detected, as they sink or are eaten by predators.”

Trivelle Norwegian style – e se non e’ tuttapposto in Norvegia, figuriamoci in Italia come sara’!!!

Le specie più minacciate dall’airgun

Riportiamo un’altro bell’articolo della dottoressa Maria Rita D’Orsogna, fisico, docente universitario, attivista ambientale.

 Una balena sorda e’ una balena morta.

Le creature del mare dipendono fortemente dall’udito che il senso più’ importante che hanno.  I rumori dell’airgun possono causare sordità’, stress, depauperamento della specie. Uno deve solo pensare che questi spari devono arrivare a giacimenti che sono a decine di chilometri sotto la crosta terrestre, per cui non sono certo sussurri delicati. Gli effetti generali osservati dopo esposizione ai suoni dell’airgun sono:
• Irregolarita’ nella migrazione e nella formazione di branchi;

• Perdita del senso dell’orientamento e della capacita’ di tornare “a casa”;

• Incapacita’ di riconoscere i suoni tipici dell’accoppiamento;

• Irregolarita’ nel mangiare;

• Abbandono di habitat — perdita fra il 40 e l’80% della popolazione in un raggio di 30 km dalle sorgenti sismiche;

• Perdita e/o danni all’udito;

• Stress generale, valori alterati di ormoni;

• Affaticamento, perdita di controllo e movimento muscolare;

1. Il capodoglio (Physeter macrocephalus)
Il capodoglio e’ la balena di Moby Dick. Riesce ad arrivare in profondita’ alla ricerca di cibo – anche a 1000 metri sotto la superficie del mare, piu’ di qualsiasi altra balena. Spesso pero’ ci sono problmei di decompressione a causa di embolie di azoto che si formano nel sangue dei capodogli quando i cambi di pressione sono troppo rapidi. I rumori dell’airgun possono causare simili embolie a causa della troppa paura e del troppo rapido ritorno in superficie da profondita’ elevate. La decompressione troppo veloce puo’ causare confisione, dolore, paralisi e anche la morte.
2. La Caretta Caretta e le tartarughe marine (Caretta Caretta)

Le orecchie delle tartarughe sono particolarmente sensibili ai suoni dell’airgun, e gli spari delle ispezioni sismiche potrebbero interferire con la loro capacita’ di produrre uova.  La Caretta Caretta e altre specie di tartaarughe marine sono in pericolo o minacciate di estinzione e l’airgun e’ una minaccia specifica per loro.Gia’ con airgun a 175 decibel di suono ci sono comportamenti erratici e ansia da parte delle tartarughecon danni ai tessuti, agli organi interni, al cranio e alla carapace quando nei pressi di sorgenti di airgun.
Altre specie minacciate sono le tartarughe verdi (Chelonia mydas), la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), la tartaruga olivastra (Lepidochelys olivace),  la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea.
3. Il Delfino a becco corto e a becco lungo (Delphinus delphis e capensis)
I delfini usano suoni e fischietti per comunicare fra loro – e anzi, sono cosi sofisticati che spesso ci sono suoi specifici per ciascun animale – come gli umani hanno i nomi propri. Le ispezioni sismiche potrebbero causare sordita’ nei delifini, come accaduto in Peru’ con la morte di circa 900 delfini spiaggiati e morti dopo l’airgun. Avevano fratture nelle ossa delle orecchie, e insanguinamento dei timpani. Fra le specie piu sensibili il delfino comune a becco corto (Delphinus delphis),  il delfino comune a becco lungo (Delphinus capensis), il delfino di Risso (Grampus griseus),  il delfino dal naso a bottiglia (Tursiops truncatus), la stenella striata (Stenella coeruleoalba) e la
stenella maculata atlantica (Stenella frontalis)
4. La megattera (Megaptera novaeangliae)
Per comunicare con le altre balene, le megattere usano un complesso sistema di suoni. Le melodie sono in realta’ quasi poetici canti subacquei. I suoni dell’airgun sono di gran disturbo alle balene, specie i suoni a bassa frequenza perche’ viaggiano a grandi distanze dal punto di emissione. Possono causare irregolarita’ nelle migrazioni, nell’alimentazione e nell’allevamento dei piccoli.  In una osservazione in Scozia, e’ stato notato che le balene in un area di ben 100,000 miglia hanno smesso di cantare quando si esguiva airgun nelle vicinanze.
5. La balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis)
Restano di questa specie solo 500 esemplari nel mondo: la balena franca nordatlantica e’ andata quasi estinta a causa della folle caccia durante il 1700-1800. Si chiama franca proprio per questo: era la balena giusta da acchiappare. Le colonie attuali vivono in Georgia e Florida dove Obama ha annunciato di volere fare ispezioni sismiche. In Italia furono avvistati in Sardegna.
6. Le capesante (Pecten jacobaeus)

In Italia sono in tutti i nostri mari. Basta solo dire che dopo una serie di indagini sismiche in Australia nel 2010 il declino delle capesante pescate e’ stato dell’80%, con perdite di 70 milioni di dollari.

7. Il  Merluzzo bianco (Gadus Morhua)

Il merluzzo bianco vive nei mari del nord ed e’ da qui che arrivano baccala e stoccafisso nonche’ fish and chips. Le ispezioni sismiche possono ucciderne uova e larve e causare confusione e dispersione di pesci adulti. In Norvegia, dopo l’airgun, il pescato di merluzzo bianco e’ diminuito fra il 40 e l’80% del pescato. I pescatori hanno anche richiesto compensazioni ai petrolieri.

Tratto da No All’Italia Petrolizzata

 

al signor sindaco in merito all’iniziativa contro l’air gun

al Sig. Sindaco di Bosa Luigi Mastino,
i comitati AcquaBeneComune Planargia e Montiferru Occidentale e InBosa esprimono grande soddisfazione per quanto da Lei fatto in merito alla questione Air Gun (invio delle osservazioni al Ministero, con parere contrario, e contestuale coinvolgimento dei sindaci degli altri comuni interessati) dimostrando di condividere la necessità di una difesa del territorio da speculazioni energetiche contrarie all’istanza di uno sviluppo ‘altro’ che per noi è l’unico possibile.

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difendiamo il mare dall’air gun

La notizia che il mare della Sardegna è minacciato da una richiesta di ricerche di idrocarburi con l’utilizzo di una tecnica rischiosa (air gun) per la fauna marina si sta diffondendo su internet. Blog e social network riportano la notizia e si riempiono di commenti di persone indignate e persone che chiedono di intervenire e sono disponibili a dare un contributo in qualche modo per salvaguardare il patrimonio ambientale del mare occidentale sardo.

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Sindaci, parlate contro l’airgun

La società di ricerche petrolifere Schlumberger Italiana s.p.a. intende realizzare un progetto di indagine geofisica 2D nell’area dell’istanza di prospezione a mare “d.1 E.P.-SC
in una vastissima area del Mar di Sardegna ampia kmq. 20.922.

L’ampia area di mare interessata dal progetto (quasi 21 mila chilometri quadrati) riguarda il ben noto Santuario Pelagos, Santuario per i Mammiferi marini istituito come area marina protetta di interesse internazionale e area specialmente protetta di interesse mediterraneo (A.S.P.I.M.), in base all’Accordo internazionale sottoscritto a Roma il 25 novembre 1999, ratificato con legge n. 391/2001.

cetacei e air gunL’attività di prospezione, secondo quanto riportato nello studio di impatto ambientale (S.I.A.), consisterebbe in “spari” di aria compressa (airgun) per oltre 7.300 km. di tracciato complessivo per un periodo di 10 settimane.  Questi “spari” avrebbero una cadenza di uno ogni 5-15 secondi, con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata in natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini. Continua a leggere

La Schlumberger, i cowboy del petrolio

area conivoltaLa notizia è che la Schlumberger ha presentato istanza di permesso di prospezione in un’are marina di circa 21mila chilometri quadrati a ridosso della costa ovest della Sardegna, cioè ha richiesto al Ministero dell’Ambiente italiano di poter fare delle ricerche in mare per analizzare i fondali, in una zona che sfiora la Corsica e va giù fino ad Oristano e che è praticamente grande quanto l’intera Sardegna. Continua a leggere

Cos’è la tecnica Air Gun

Ecco cos’è l’air gun, la tecnica di ricerca che la Schlumberger intende utilizzare per studiare i fondali marini sardi.

Come spiega la dottoressa aria Rita D’Orsola:

“L’airgun è una tecnica di ispezione dei fondali marini, per capire cosa contiene il sottosuolo. Praticamente ci sono degli spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, però, questi spari sono dannosi al pescato, perché possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito. Questo è molto grave perché molte specie ittiche dipendono dal senso dell’udito per orientarsi, per accoppiarsi e per trovare cibo. Già in provincia di Foggia ci sono stati degli spiaggiamenti ( i sette capodogli morti a Peschici – n.d.r.) che potrebbero essere dovuti a queste tecniche pericolose” Continua a leggere