Cos’è la tecnica Air Gun

Ecco cos’è l’air gun, la tecnica di ricerca che la Schlumberger intende utilizzare per studiare i fondali marini sardi.

Come spiega la dottoressa aria Rita D’Orsola:

“L’airgun è una tecnica di ispezione dei fondali marini, per capire cosa contiene il sottosuolo. Praticamente ci sono degli spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, però, questi spari sono dannosi al pescato, perché possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito. Questo è molto grave perché molte specie ittiche dipendono dal senso dell’udito per orientarsi, per accoppiarsi e per trovare cibo. Già in provincia di Foggia ci sono stati degli spiaggiamenti ( i sette capodogli morti a Peschici – n.d.r.) che potrebbero essere dovuti a queste tecniche pericolose”

(da una intervista fatta alla prof. Maria Rita D’Orsogna)

In bibliografia vengono riportati alcuni dei potenziali effetti legati ad esposizioni prolungate nel tempo a suoni generati dalle emissioni acustiche: cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunitario, allontanamento dall’habitat, temporanea o permanente perdita dell’udito, morte o danneggiamento delle larve in pesci ed invertebrati marini.

Nel caso delle perturbazioni acustiche generate dagli air-gun, alcuni studi riportano una diminuzione delle catture di pesci anche dopo alcuni giorni dal termine delle indagini. Gli studi del The Norwegian Institute of Marine Research hanno messo in evidenza una diminuzione delle catture di pescato fino al 50% in un’area distante fino a 2000 m2 dalla sorgente durante l’utilizzo di air-gun. È stata anche dimostrata una diminuzione della disponibilità di uova di pesce probabilmente causata della prolungata esposizione di specie ittiche a suoni a bassa frequenza.
Alcuni studi condotti dal Canadian Department of Fisheries hanno dimostrato che l’esposizione ad air-gun può provocare danni a lungo termine anche in invertebrati marini, come nei granchi della specie Chionoecetes opilio, per i quali sono stati osservati danni ai tessuti (emorragie) e agli organi riproduttivi, causando una diminuzione del successo riproduttivo e della produzione di uova. È stata verificata inoltre la correlazione tra l’esplosione da suoni di elevata potenza generati durante indagini geosismiche condotte nel 2001 e nel 2003 (Repsol – Spanish oil company) in cui erano impiegati air-gun e lo spiaggiamento di calamari giganti sulle coste spagnole nei quali sono stati osservati danni ad organi interni. Inoltre sono noti episodi in cui i pescatori locali hanno riportato la presenza di pesci morti visti galleggiare in superficie nella zona dove era stata compiuta l’indagine geosismica.
Anche nelle tartarughe marine sono stati osservati cambiamenti comportamentali, tendenza ad allontanarsi dal sito oggetto delle indagini geosismiche e danni temporanei o permanenti all’apparato uditivo. Pur non essendo mai stato documentato alcun caso di morte, gli studi relativi agli effetti dei suoni a bassa e media frequenza sulle tartarughe marine sono ancora molto pochi. È noto infine come l’esposizione al rumore possa produrre un’ampia gamma di effetti sui mammiferi marini, ed in particolare sui cetacei. Essendo l’udito molto sviluppato in questi animali, anche un suono di bassa intensità apparentemente percepito senza produrre alcun effetto direttamente osservabile potrebbe essere correlato a significative modifiche di tipo comportamentale.

Più noto è ciò che si verifica aumentando l’intensità dei suoni prodotti. In questi casi il livello di disturbo di questi animali è in genere maggiore e questo può tradursi nell’allontanamento dal sito dell’indagine, effetto molto negativo se si tratta di un sito di particolare interesse per la specie (per es. di alimentazione e/o riproduzione) o può indurre modifiche comportamentali che ne alterano significativamente l’utilizzo dell’habitat come ad esempio l’alterazione dei suoi comportamenti abituali (ad es. variazione del tempo speso in superficie, variazione del pattern respiratorio e del comportamento in immersione) indotta dai suoi tentativi di evitare la sorgente di suono allontanandosi da essa o dalla zona a più alta intensità acustica. È stato per esempio osservato che in presenza di air-gun attivi i cetacei, se presenti ad una distanza tra i 2 e i 30 km dalla sorgente, sono indotti all’allontanamento. Se gli animali non riescono a evitare la fonte di rumore e si trovano ad essere esposti a emissioni acustiche, possono prodursi effetti negativi che vanno da disagio e stress fino al danno acustico vero e proprio, con perdita di sensibilità uditiva che può manifestarsi come temporanea o permanente. L’esposizione a rumori molto forti, come le esposizioni a breve distanza da batterie di air-gun, possono produrre anche danni fisiologici (emorragie) ad altri apparati, oltre a quelli uditivi, fino a provocare effetti letali.
Nel 2002 due individui di cetacei appartenenti alla famiglia degli Zifiidi sono stati rinvenuti morti nei pressi di una zona dove era stato condotta una esplorazione geosismica.
La International Whaling Commission’s Scientific Commitee composta da vari esperti mondiali di balene ha concluso che l’attività di ispezione sismica è di fortissima preoccupazione per la vita del mare. Il comportamento delle specie marine di fronte a disturbi di vario genere, inclusi i rumori dell’air-gun, presenta ancora molti interrogativi. In molti casi e’ difficile dare quantificazioni definitive, data la complessità dell’ambiente marino e delle risposte comportamentali dei pesci di fronte ai disturbi. Alcune ricerche sono risultate inconclusive mentre per alcune specie non si sono trovati danni immediati dovuti alle tecniche air-gun.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/12/05/news/pantelleria_bombe_d_aria_compressa_per_cercare_il_petrolio_sotto_il_mare-26146403/

L’ air gun è una tecnica molto diffusa tra i cercatori d’oro nero: vere e proprie detonazioni subacquee che utilizzano delle gigantesche bolle d’aria per rilevare la presenza di idrocarburi nei fondali. 

Ormai da anni e senza risultati, pescatori, cittadini e associazioni siciliane ne denunciano gli effetti devastanti sulla vita marina e sul settore della pesca. Lo hanno fatto per esempio la scorsa estate, quando proprio l’Audax chiese al governo italiano il permesso di cercare petrolio nel Banco Avventura, tra Favignana e Pantelleria. Nell’attesa, la compagnia australiana non è stata con le mani in mano e ha ottenuto dalla Tunisia la concessione per perlustrare le sue acque. Dove? Proprio a due passi dai banchi di Pantelleria, a circa venti miglia di distanza da questa gigantesca nursery delle specie marine mediterranee, un patrimonio della biodiversità che nel 2010 l’Onu si è impegnata a proteggere da trivelle. E che adesso si trova a fare i conti con l’onda d’urto degli air gun dell’Audax.

 

“Sarà una coincidenza – dice Alberto Zaccagni,

dell’associazione Apnea di Pantelleria, che ha sollevato il caso – ma da quando ci sono queste denotazioni si è assistito a una riduzione notevole della presenza delle specie migranti nel Canale di Sicilia, come tonni e ricciole”. Coincidenza o meno, ci sono diversi studi, come quello pubblicato dalle maggiori associazioni ambientaliste europee intitolato “Drowning Sound”, secondo i quali gli air gun possono provocare gravi danni a mammiferi, tartarughe e invertebrati, dall’indebolimento del sistema immunitario fino alla morte.

“In superficie non si sente niente – afferma Piero Di Malta, sub che dei fondali panteschi conosce vita, morte e miracoli – ma progressivamente gli scoppi crescono d’intensità con l’aumentare della profondità. E quando iniziano le bombe non si vede più un pesce di taglia”. Le testimonianze parlano di suoni così forti e inquietanti “tali da far desistere molti sub dalle immersioni in quanto reputate a rischio per l’udito”.

“Fandonie”, secondo i responsabili dell’Audax che in un comunicato affermano “l’inesistenza di effetti sulla vita marina se non a pochi metri di distanza dalla detonazione”. La replica, carte alla mano, arriva da un gruppo di ricercatori canadesi che in un’analisi condotta dal Dipartimento della Pesca del governo hanno dimostrato la correlazione tra l’esplosione da suoni di elevata potenza generati dall’air-gun condotte nel 2001 e nel 2003 dalla Repstol, compagnia petrolifera spagnola, e lo spiaggiamento di calamari giganti sulle coste, nei quali sono stati osservati danni ad organi interni.

Lo stesso sostiene uno studio del Wwf sullo spiaggiamento di decine di cetacei in Puglia. E sono tanti i pescatori che giurano di aver visto migliaia di pesci galleggiare morti sulle acque di Pantelleria, a pochi chilometri dalle detonazioni.
Marco Giannì, responsabile Campagna mare di Greenpeace, spiega infatti che “gli organi interni di questi animali sono estremamente sensibili. A volte, è sufficiente il rumore generato dalle apparecchiature umane oppure delle alte frequenze per disorientarli o fargli del male.

Parliamo di danni all’apparato uditivo, lesioni di vario genere e, addirittura, la morte. Spesso un suono assordante, impercettibile per l’uomo, può spaventare un grosso mammifero marino come la balena e costringerlo a cambiare la sua rotta migratoria”. Il bombardamento a cui è attualmente sottoposto il mare di Pantelleria proviene da ricerche effettuate da un altro stato, la Tunisia e sui quali la Regione ha le mani legate. “Loro beneficiano di ingenti guadagni in merito a tali ricerche – sostiene il battagliero Alberto Zaccagni – e a noi lasciano gli effetti collaterali deleteri. Chiediamo quindi che le autorità preposte alla salute pubblica e ambientale italiana intervengano”.

L’Ocean Mammal Institute, un istituto di ricerca Statunitense attivo dal 1994 che si occupa di rilevare ed analizzare gli effetti dell’attività umana sui mammiferi marini, riporta che gli effetti dell’inquinamento acustico provocato dall’Air Gun hanno portato in moltissimi casi a conseguenze terribili sulla fauna acquatica analizzata, tra cui emorragie interne in balene e delfini dovute all’intensità dei suoni sprigionati durante le operazioni, interferenza con le comunicazioni dei mammiferi marini e perdita del senso dell’orientamento degli animali, che spesso ha portato allo spiaggiamento ed alla morte degli esemplari colpiti. Un rapporto con un elenco dei casi analizzati dall’OMI e dei problemi da loro riscontrati è disponibile qui.

L’air gun e le cento balene spiaggiate in Madagascar

Nel Maggio 2008 in Madagascar iniziarono a ritrovare prima balene spiaggiate ma vive e poi carcasse di balene morte lungo le spiagge nel nordest dell’isola, in una mangrovia detta Antsohihy Bay.

Le balene morte erano trenta e quelle spiaggiate cento.

Li vicino c’era un area dove la Exxon-Mobil stava eseguendo ispezioni sismiche – a 50 chilometri di distanza. Dicevano che non potevano essere stati loro a causare gli spiaggiamenti – e che magari era un virus? una infezione? – perché le loro operazioni di riflessione sismica erano troppo lontano dal punto della moria.

Sebbene la Exxon negasse il suo ruolo nella faccenda fermo’ lo stesso le operazioni di airgun, per evitare la morte di altre balene. Alla fine il conto fu di circa 200 balene spiaggiate, la maggior parte delle quali morte.

E’ stata allora una infezione o l’air gun?

Probabilmente non lo sapremo mai, perché e’ sempre difficile trovare una relazione diretta.

Intanto Micheal Jasny del gruppo NDRC, il National Defense Research Council, di cui far parte anche Robert Redford, ricorda che questi tipi di balene spiaggiano molto molto raramente. Allo stesso tempo pero’ e’ noto che sono molto sensibili ai rumori prodotti dagli umani in acqua, con altri spiaggiamenti collegati ad esercizi con sonar della marina USA in una baia delle Hawaii nel 2004.

E poi c’e’ una intervista a Paul Johnston, uno degli scienziati capo-gruppo di Greenpeace che dice
Non c’e’ mai la prova diretta in questi casi. Non c’e’ mai. Ma una volta che le ditte del petrolio iniziano a fare ispezioni sismiche, una volta che usano i sonar in modo massiccio, allora ci sono stati molti casi in cui le balene hanno avuto difficolta’, con spiaggiamenti, e terrore. Occorre veramente collegare le due cose, davvero.”

(dal sito della dottoressa D’Orsogna)

4 pensieri su “Cos’è la tecnica Air Gun

  1. Pingback: La Schlumberger, i cowboy del petrolio | inBosa

  2. Keyem

    L’airgun è usato da navi per estrazione di petrolio lo stato italiano è pagato da stati che sono interessati al petrolio nostro che soprattutto nell adriatico non è molto raffinato, la maggioranza delle navi sono norvegesi , i comuni delle zone costiere non fanno nulla, non solo capodogli ma anche tartarughe e delfini e soprattutto gli esseri umani che fanno il bagno e camminano su spiagge ferrose e oliose dannose per la nostra salute ….e’ uno schifo tutto per soldi!

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