Golf a a Tentizzos: ne vale davvero la pena?

Ovvero come si arriva a perdere tesori unici di bellezza

Avete mai pensato se a qualcuno passasse per la testa, ed ottenesse contributi, magari pubblici, di costruire un campo da bocce al corso, oppure un parcheggio sopraelevato sul Temo, oppure un tiro al piattello al Castello in cambio di qualche posto di lavoro? Quale sarebbe la reazione dei cittadini? Se questo scenario vi solleva indignazione siete sulla buona strada per realizzare che per per il progetto di un campo da golf a Tentizzos è giunto il momento di scuotere le coscienze!

Cominciamo parlando di “grosso sacrificio che ci viene richiesto” citazione di P. Casula sindaco di Bosa nell’assemblea pubblica del 12-9-12 [visibile su youtube] e, aggiungiamo noi, di furto verso il nostro patrimonio naturale e l’ambiente appellandoci all’art.9 della Costituzione italiana che dice “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Se proviamo a guardare un qualsiasi video sui campi da golf ci accorgiamo subito di quanto spazio accoglie e circonda il solitario giocatore di golf talvolta costretto a prendere una cart (leggi auto) per spostarsi da un capo all’altro del campo. E non basta, perché mentre lo sguardo segue il declivio dei campi circondati dalla vegetazione del luogo, quel margine di stacco tra il tappeto erboso e la macchia mediterranea (se parliamo della Sardegna) rappresenta proprio il primo vero e forte contrasto con la natura presente. Perché? Perché nella costruzione di un campo si modifica il profilo collinare e si elimina la macchia mediterranea che rappresentano un intralcio per la pallina da golf nel suo tragitto verso la buca. Per fare ciò sono previsti lavori di movimenti di terra, di creazione di laghi artificiali, il più delle volte di interruzione delle vie idrologiche esistenti per la creazione di pozzi artesiani. Il pericolo è che le trivellazioni per i pozzi sono causa diretta e inequivocabile di un aumento della percentuale di sale nell’acqua nelle falde idriche preesistenti; che viene completamente modificato l’assetto geologico; che vengono impiegate massicce dosi di fertilizzanti, diserbanti e pesticidi che servono per mantenere verde e vigorosa l’erbetta e per debellare qualsiasi forma vegetale e animale spontanea Si tratta di pericolosi erbicidi, fungicidi, insetticidi, rodenticidi. Gli inquinanti e i prodotti chimici finiscono poi nelle falde acquifere e al mare, e il processo di cambiamento è irreversibile. Forse non tutti sanno che per irrigare un campo da golf occorrono 2000 mc. di acqua al giorno? (rif. Associazione europea del golf)

 

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Ogni campo da golf, tipo medio, a 18 buche, ogni 24 ore si “beve” la stessa quantità d’acqua consumata da un paese di 8.000 persone! L’uso dell’acqua per il golf oltre ad essere considerato una sorta di lusso insopportabile tra i consumatori, anche per alcune norme legislative sembrerebbe non essere ammesso:

“Nei periodi di siccità e comunque nei casi di scarsità di risorse idriche … deve essere assicurata, dopo il consumo umano, la priorità dell’uso agricolo” (art.28 Legge nazionale n.36 del 5 gennaio 1994)
Un uso ludico, quello dell’innaffiamento per il mantenimento del golf, inoltre contraddice il principio di sostenibilità dell’uso delle risorse naturali propugnato dall’Agenda 21, il decalogo stilato dalla Conferenza delle Nazioni Unite svoltasi a Rio De Janeiro nel 1992. Quando si costruisce un campo, per permettere i requisiti di alta qualità, gli impianti devono essere completati da spazi per attività golfistiche: campi di pratica, percorsi di golf, aree diverse per i tiri delle palline; di servizi di supporto (spogliatoi ed annessi, depositi di macchinari ed attrezzi, uffici amministrativi, parcheggi e relativi percorsi); impianti tecnici (idrosanitario, riscaldamento, refrigerazione, ventilazione, illuminazione, emergenza, segnalazione, irrigazione, depurazione).

Golf: turismo o cemento?

In Sardegna i campi da golf sono 13, in progetto un numero elevato, si parla addirittura di 20, troppi per i pochi giocatori che devono avere un buon conto in banca per sostenere le spese dell’attrezzatura e dell’iscrizione quasi sempre alla società o club golfistico. Tuttavia si assiste ad un continuo incremento dei campi da golf. Chiediamoci perché? I promotori del golf-turismo parlano di rendere fruibile la domanda di turismo estero anche nei periodi di bassa stagione, ma chiediamoci:

quanto costa un campo da golf? Chi paga la realizzazione e la gestione?

L’investimento necessario per la realizzazione di un nuovo campo da golf si aggira intorno ai 10-12 miliardi di vecchie lire e molto spesso la gestione da sola non è in grado di coprire le spese di manutenzione-gestione che possono essere stimate intorno alle 600 milioni di vecchie lire. La non redditività immediata, costituisce un alto rischio.” (dossier Atzori).

Molti campi da golf infatti falliscono (vedi: google golf e fallimenti). Ci domandiamo il perché le aziende facciano investimenti non redditizi: ci viene spontaneo pensare che i percorsi golfistici siano la via di accesso a finanziamenti pubblici a fondo perduto, alla realizzazione fuori da tutte le norme di residence.

BOSA COLORES O BOSA DOLORES?

golf-strike1A mettere l’occhio sui circoli golfistici e sul loro rendimento arriva anche da noi l’impresa di turno che con un progetto allettante come Bosa Colores spazza, spiana, edifica senza nemmeno chiedere scusa alla popolazione e al suo paesaggio se poi attua “errori di valutazione” come nel caso dell’eco mostro di Campu e’mare.

E noi dovremmo fidarci? Consegnandoci nelle mani di chi pensa solo al profitto, illudendo i cittadini con facili promesse di lavoro? E servire su un piatto d’argento il più bel tesoro della nostra costa? Secondo l’ing. Vadalà della ditta Condotte (vedi il filmato sul sito www.salviamotentizzosperbosa.it parte 4ª al 20 ) “i posti di lavoro previsti, a regime, per il golf Tentizzos sarebbero dai 20 ai 30 ”. Da un’indagine di “Protiviti”( gruppo multinazionale di consulenza) : “Si tratta di categorie specializzate: direzione, segreteria, amministrazione; caddie master, superintendents; maestri di golf; operai specializzati nella manutenzione del tappeto erboso.” Personale difficilmente reperibile in Planargia. “E di un indotto di 500 posti”. Riusciamo ad immaginare 50 aziende bosane che possano assumere ciascuna 10 persone? Non è che ci stanno incantando? Non facciamoci prendere in giro, a meno che ci piaccia vivere nell’illusione di un posto da cameriere a Tentizzos mentre perdere la nostra terra e la libertà delle belle giornate al mare in famiglia, a campeggiare, resta ancora la prova di un’ ulteriore sconfitta di una storia di popolo e di un modo di essere.

Raffaella Stellione

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