Il lavoro rende liberi

Non si fa che sentire in giro frasi del tipo: “c’è fame”, “ci serve il lavoro”, “ ho una famiglia da mantenere…” “ più lavoro per tutti”, “l’Italia è una repubblica fondate sul lavoro”, “ i nostri figli devono emigrare, lavoro non ce n’è”…

Il lavoro nobilita l’ uomo…

“ Il lavoro rende liberi”: così c’era scritto all’ingresso del campo di concentramento dove mio nonno fu deportato dai tedeschi

Fu messo a rompere pietre in una cava profonda, doveva salire poi una ripida gradinata per portare le pietre in superficie, da queste pietre, poi, estraevano il ferro che sarebbe servito per costruire i Panzer .

Diceva che qualcuno entrando nel campo in un primo momento ci credeva che il lavoro sarebbe stato premiato con la libertà, ma, trascorso un po’  di tempo, diveniva chiaro che non sarebbe stato così….

Sembrerà estremo ma c’è un filo che collega quella illusione all’illusione che oggi viviamo riguardo al mondo del lavoro o meglio al mercato del lavoro: produci, consuma, crepa.

tempi moderniAnche a Taranto c’è stata la stessa illusione che finalmente è apparsa agli occhi di tutti.

Nel 1973 con la nascita dell’Italsider, oggi chiamata Ilva, i pescatori, i contadini e i muratori hanno infilato gli scarponi e l’elmetto ed hanno cominciato a percepire uno stipendio garantito e cospicuo permettendosi una vita agiata, comprando case e mandando i figli a scuola, all’università.

Ma dopo neanche una generazione l’inquinamento ha svalutato il posto, le case, il mare, il territorio, un tempo ricco di risorse, compromettendo molto gravemente la salute della gente. Così la capitale della Magna Grecia, gioiello del Mediterraneo, è sprofondata sotto il ricatto di “meglio il lavoro che la salute”. Adesso i figli “studiati”, di quegli operai sono costretti ad emigrare o a vivere nel degrado sociale, culturale che un simile fallimento si porta dietro.

La Sardegna un tale consumo del territorio non lo ha vissuto, non in queste dimensioni, per fortuna, malgrado tutti  quelli che vedono la storia della Sardegna costellata di occasioni mancate.

Questa condizione oggi è tradotta in una risorsa impagabile, mettendo l’ isola in una posizione di privilegio.

mani sulla cittaIl momento è delicato (nei momenti di crisi c’è sempre chi paga e chi guadagna ed in questo momento  la Sardegna è una miniera d’oro): infatti  i grossi investitori soprattutto esteri sono qui per cercare di mettere al sicuro i loro capitali investendo in una terra bella, pacifica, con tanto potenziale inerte.

Multinazionali del petrolio o del gas vorrebbero trivellare un po’ ovunque , cinesi che investono sul terreni agricoli per energia solare con pannelli fotovoltaici, società con sedi nel  Liechtenstein investono su pale eoliche nelle coste sarde, multinazionali francesi che vogliono vendere acqua sarda, imprese russe, americane o del Quatar che investono in svariati ettari per centri residenziali, cordate di imprenditori che approfittano di leggi ad hoc per edificare sulla costa con la scusa di improbabili campi da golf: tutto rigorosamente dedicato a capitali privati stimolati da denaro pubblico locale. In una svendita a saldi di terreni, coste, isole, acqua, supportati dal miraggio dei capitali stranieri attirati nell’isola per creare lavoro.

Ma dove è finito l’ orgoglio Sardo? E’ chiaro che un paese o una comunità che volesse agire con logica e criterio dovrebbe pensare alla sua autonomia energetica con una politica mirata ad una gestione seria delle sue risorse. Questo non significa aspettare supinamente di consegnare l’affare, il business, il lavoro ad imprenditori stranieri. Perchè , parlando seriamente di lavoro, in questo caso il lavoro (nel senso degli introiti, non certo nel senso della fatica) è per loro, non per chi ne raccoglie le briciole saltuariamente, stagionalmente.

Occorre a questo punto chiarirci sul concetto di lavoro.

tempi_moderni_charlie_chaplin_charlie_chaplin_024_jpg_ywyxDal latino LABOR che significa fatica, sforzo, le origini del termine si inserivano in un contesto fortemente gerarchico dove il lavoratore in sostanza non era altro che lo schiavo (a cui le donne erano equiparate).

Nel tempo la situazione è cambiata, l’evoluzione umana di pensiero e azione ha portato ad una visione più equa, più sana, più realistica della vita. Saltando epoche e tutta una serie di mutamenti diciamo che oggi la concezione del lavoro è diventato tema centrale, nei secoli si è sempre più rafforzata l’idea che il lavoro manuale sia il pilastro della “vita activa”.

Secondo Simon Weil:

Resta sempre però centrale l’interesse per il lavoro manuale, tanto che definisce «gli uomini lavoratori e creatori» come «i soli a essere uomini» (Simon Weil, quaderni,III p.201)

Il limite fortissimo della visione esclusivamente teorica, lontana dalla realtà e delle sue innumerevoli sfaccettature, impossibile da incasellare e programmare ha abbondantemente evidenziato nella nostra epoca l’imprescindibilità dell’esperienza .

Così oggi IL lavoro, quello vero, di concezione evoluta e contemporanea, è quello che permette di crescere, lo scegliere con assoluta consapevolezza, di rendere onore a uomini e donne delle proprie capacità e qualifiche, di pensare sempre di più ad alzare la propria qualità della vita e di conseguenza di quella della comunità.

Il malcontento cresce quando ci si accorge che le proprie competenze sono svalutate da amministratori che favoriscono altro, in una totale assenza di interessi verso le comunità che gestiscono e delle sue vocazioni.

Sempre Simon Weil nei primi decenni del secolo scorso ci dice:

“La paura immediata, in tempi di crisi e di disoccupazione, è quella di perdere il posto di lavoro, di ritrovarsi senza un salario. Un motivo sufficiente per sopportare insulti e umiliazioni persino più pesanti della mera sofferenza fisica. Ma le ragioni che impediscono di ribellarsi sono anche altre. “La rivolta è impossibile, se non a intervalli d’un lampo…Anzitutto, contro che cosa? Si è soli con il proprio lavoro, ci si potrebbe rivoltare solo contro di esso […] Si è come i cavalli che si feriscono se tirano sul morso – e ci si piega. Si perde persino coscienza di questa situazione, la si subisce e basta. Ogni risveglio del pensiero, allora, è doloroso”. (Lettera a A.Thévenon in La condizione operaia, p.121.)

Sin da allora appare chiaro che è “il sistema stesso, l’organizzazione del lavoro che deve cambiare” 

 E posso dire che nell’era che viviamo il cambiamento è avvenuto, nelle abitudini, nelle ambizioni, nelle possibilità di scelta, nella pluralità di accesso alle informazioni dell’era digitale. Il valore delle specificità e delle competenze è premiato dall’ “inesorabile mano invisibile del mercato” che premia chi, riuscendo ad aggirare le politiche di crescita attuali, che remano contro le piccole autonomie, raggiunge successi clamorosi: vedi il formaggio sardo di Olzai che, prodotto con caglio vegetale, conquista il mercato inglese!

images-1Nell’ isola ci sono maestri di muro eccellenti, custodi di  tecniche antiche di costruzioni in terra, intonaci in terra, o in coccio pesto, tetti traspiranti con materiali del posto come le canne, il castagno, un’arte del costruire che all’estero è classificata come bio-edilizia, super richiesta, super pagata e tra un  po’ queste modalità saranno in qualche forma obbligatorie per la nuove costruzioni, in un’ottica di risparmio energetico.

Ci sono abili agricoltori, produttori di ortive, formaggi, olio, vino rinomati in tutto il mondo e sono schiacciati da politiche che non lasciano spiragli.

Ci sono raffinati artigiani di legno e ferro con esperienze legate alla tradizione e una profonda conoscenza dei materiali da opera locali per non parlare di valenti conoscitori della natura, delle piante del luogo e del loro uso, sino ad arrivare al panorama cultuale che annovera maestri di musica e canto.

Tutte queste competenza da sempre sono state sottovalutate a favore di grosse opere cantieristiche. Eppure sono questi i lavori emergenti oggi, i lavori che consentono di raccogliere ricchezza immediatamente con ciò che si ha, senza devastare, con benefici per tutta la comunità, lasciando affiorare tutte le tipicità che danno carattere al paese. Per fare l’esempio più banale, come i tulipani per l’Olanda.

Occorre affinare lo sguardo e non cedere alle illusioni.

lavoroimages-7Basterebbero delle scuole di riqualificazione di tutte queste maestranze che già sono presenti  nell’isola per orientarsi ed evolversi nel nuovo mercato, di fronte alle nuove richieste che diventerebbero un forte richiamo per le genialità che hanno bisogno di trovare la strada per mettere le proprie capacità al servizio dei tempi che cambiano rapidamente. Dei veri e propri centri formativi per competenze specifiche oggi richieste per razionalizzare il lavoro e renderlo efficiente: frantoiani, istallatori di pannelli solari, guide turistiche o skipper per imbarcazioni a vela ecc.

In questo caso gli investitori stranieri sarebbero salvifici perché farebbero da magnati di un sistema locale in crescita.

Puntare sul sistema di eccellenze del paese è già lavoro:

1) consente di ottenere risultati di valore offrendo spunti per realizzare in loco con  le nuove modalità  in un ottica di evoluzione dei sistemi tradizionali

2) richiama, anche in un periodo non turistico, l’attenzione di chi cerca prodotti di qualità nei diversi campi.

3) permette al paese di godere della linea diretta tra produzione, innovazione  e cultura storica.

4) Gli stimoli innescano un processo di vitalità che permette di scegliere con serenità il futuro migliore.

Questo è il lavoro che nobilita l’uomo e rende liberi

 

Elena Ranaldo per InBosa

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