L’antifesta dei frantoi chiusi

olio d'olivaMentre che in Umbria è incominciata la festa dei frantoi aperti – ​5 Weekend dedicati all’Olio Extravergine di Oliva e ai prodotti agroalimentari di qualità tra degustazioni, passeggiate, convegni e musica … (http://frantoiaperti.net/it) in Planargia (solo nel comune di Bosa sono più di 100.000 le piante di oliva bosana) continua l’antifesta dei frantoi chiusi (Modolo, Flussio, Bosa): è forse un chiaro esempio di cosa significa “puntare a un’economia basata sulle risorse locali tipiche” , “identità del territorio” ecc. ecc. ?
È forse un chiaro esempio di cosa significa “responsabilizzarsi in prima persona e cercare la collaborazione tra pubblico e privato” ?

Il 25 luglio 2014 ho inviato al sindaco di Bosa e agli assessori Salvatore Fois e Alfonso Campus
la seguente proposta di osservazioni per il piano aggiornamento SIC come esempio concreto di riqualificazione dell’agricoltura del territorio:

1- Parto dal dato di crisi della produzione olivicola di zona: abbandono di parecchi uliveti, per eccesso di costi, carenza di manodopera ecc …, nonché dalla mancanza di un frantoio .

2- I fattori che penalizzano questa grande risorsa sono complessi e vanno analizzati bene prima di cercare soluzioni adeguate: i singoli produttori non possono adottare isolatamente soluzioni efficienti , ma solo procedere in sinergia in un piano complessivo di progetto

3- Abbiamo bisogno di nuovi modelli di interazione tra privati e amministrazioni pubbliche per valorizzare le risorse tutte del territorio, per integrare le diverse attività economiche ed evolvere positivamente la produzione tradizionale con nuove formule e nuovi mercati di nicchia e di alta qualità.
Questi sono peraltro gli argomenti sempre presentati dagli esperti e tecnici anche sardi nei convegni sul tema (v. corso a Seneghe dell’8-10-13 sull’oliva bosana, organizzato da Laore).

4- Esempio frantoio: l’attività economica di un frantoio non può reggersi solo sulla frangitura, ma una cooperativa può garantirsi il lavoro continuativo gestendo un’attività articolata lungo tutto l’anno: frangitura, corsi di degustazione, corsi di cucina che valorizzano l’olio di bosana, corsi di aggiornamento per olivicoltori sulla lotta biologica della mosca olearia, produzione e commercializzazione di conserve sott’olio, saponi, cosmetici, intonaco isolante ottenuto con il nocciolo tritato, periodi promozionali di “frantoio aperto”, proposta della pratica “adotta un ulivo”.
Queste sono tutte modalità già in funzione con successo in altre parti d’Italia (v. molteplici esempi in rete): perché non a Bosa?
e non mi riferisco solo ad isolati fatti locali ma fatti che si collocano nella prospettiva più ampia della trasformazione della realtà rurale in italia e in europa.

5- esempio lotta biologica alla mosca olearia: più volte nel piano di aggiornamento SIC si sollecita la conversione al biologico. perché i metodi biologici di lotta alla mosca possano funzionare, è indispensabile che l’area di trattamento sia abbastanza consistente (v. esperienze comprovate in Grecia), e un singolo piccolo produttore non può arrivare a risultati soddisfacenti. E’ necessaria una campagna di informazione e incentivazione da avviarsi in collaborazione con le amministrazioni locali del territorio (Unione dei Comuni)

6-Chiedo che l’amministrazione promuova “tavoli di lavoro” costituiti da amministratori , enti locali di competenza, operatori e cittadini disponibili per studiare la situazione, elaborare un progetto sulla misura delle necessità locali e confrontarsi con metodologie e risultati altrove ottenuti con successo

AD OGGI, 10 NOVEMBRE 2014, NON HO RICEVUTO ALCUNA RISPOSTA DA NESSUNO DEI 3 DESTINATARI.

paola balderacchi
produttrice agricola a Magomadas (olivo, vite,orto), conduco l’azienda con metodo biologico, negli ultimi dieci anni ho cercato di coltivare i contatti di collaborazione agricola tra operatori sul territorio e ho cercato sempre la collaborazione degli amministratori e di Laore.

Rispondi