Referendum acqua: lo scippo è compiuto

L’acqua non è un’invenzione umana. Non può essere confinata e non ha confini. E’ per natura un bene comune. Non può essere posseduta come proprietà privata e venduta come merce (Vandana Shiva)

Questa ripubblicizzazione non s’ha da fare – Forse non tutti sanno che dal 21 luglio 2011, giorno successivo alla data di pubblicazione dei risultati referendari sulla Gazzetta Ufficiale (n. 167), i gestori stanno continuando ad applicare illegalmente sulle bollette dell’acqua quella “quota di remunerazione del capitale investito”, che 27 milioni di cittadini, con il proprio voto, hanno abrogato, insieme alla norma che stabiliva l’affidamento del servizio idrico a soggetti privati; pronunciandosi a favore di una gestione fuori dalle logiche di mercato e senza profitti. In una democrazia che si rispetti, ai referendum avrebbero dovuto far seguito azioni, da parte del Governo, coerenti con la volontà popolare. E in effetti, si sono dati tutti un gran da fare, ma in ben altra direzione.

Già alla vigilia dei referendum, il Consiglio dei ministri, per “confondere le acque”, introduceva, nel puzzle delle liberalizzazioni, il “tassello che mancava”: un’Agenzia per la regolazione e la vigilanza dei servizi idrici1 (Authority), organismo di nomina parlamentare, che con i suoi ampi poteri, tra cui la delibera sulle tariffe, ridimensionava il ruolo delle Amministrazioni regionali, vanificando, così, intenzionalmente, il referendum stesso. Con la “manovra di ferragosto”2, si rendeva ancora più chimerica l’ipotesi dell’affidamento diretto dei servizi pubblici locali, ancorandolo a comprovate incapacità della libera iniziativa economica privata; ed incentivando gli enti locali a lasciare al mercato delle privatizzazioni i propri servizi. Poi, in piena emergenza finanziaria, il Corriere della Sera pubblicava quella famigerata “lettera segreta”, spedita il 5 agosto al Governo italiano, a firma Trichet-Draghi. Ve la ricordate? Agitando lo spettro della perdita di “reputazione”, l’Italia veniva richiamata “al suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali”. Le misure le dettava la lettera stessa e potremmo così riassumerle: smantellamento dei diritti sociali, inasprimento delle politiche di austerità e, naturalmente, liberalizzazioni e privatizzazioni “su larga scala”, da “applicarsi in particolare ai servizi pubblici locali”3; sempre in barba alla volontà popolare e alla Costituzione…

Cambiano i suonatori… – L’esito dei referendum non è piaciuto nemmeno al Governo dei tecnici, che, chiamato a “salvare l’Italia”, in sostanziale sintonia con le precedenti manovre, ha prescritto una “terapia-shock”, fatta di rigore, concorrenza e liberalizzazioni, senza esclusioni, compresa l’acqua: perché se è vero che “il referendum ha sconfitto le liberalizzazioni e ci impedisce un intervento diretto, pensiamo comunque a delle modifiche”: parola del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà. A un anno dal referendum, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas si è datada fare per definire un nuovo Metodo Tariffario del servizio idrico4 (vale a dire una ennesima trovata per raggirare i referendum), mascherando, in modo truffaldino, la “remunerazione del capitale investito”, cioè i profitti, con la formula “oneri finanziari sul capitale immobilizzato”, vale a dire i profitti… Ed il 28 dicembre 2012, in sordina, mentre l’attenzione dei media era rivolta alle scadenze elettorali,il nuovo Metodo è stato approvato5; e per giunta con valore retroattivo. Cambiano i governi, ma non l’attacco alla democrazia…

Il mio voto va rispettato – Nemmeno i Comuni e le Autorità d’Ambito Territoriali hanno recepito i risultati referendari. Senza attendere interventi legislativi da parte del governo, avrebbero potuto (e dovuto) applicarli da subito. Ma questo, fatta salva qualche eccezione6, non è stato fatto.

La campagna di Obbedienza civile, che da gennaio 2012 la rete dei comitati per l’acqua sta portando avanti, in tutta Italia, è la risposta a queste inadempienze e abusi. Che avevamo ragione, lo ha appena stabilito anche il Consiglio di Stato7: dal luglio 2011 paghiamo nelle nostre bollette una quota illegittima, in contrasto col referendum, che deve essere restituita. Ma con i “giochi di prestigio” escogitati dall’Authority, il rischio è che questo rimborso si riveli una ennesima truffa ai nostri danni e un ulteriore attacco alla democrazia. Che si chiamino oneri finanziari sul capitale immobilizzato, piuttosto che remunerazione del capitale investito, il risultato non cambia: di fatto il profitto sull’acqua non è stato eliminato. E allora seguiteremo a farlo noi, con l’autoriduzione delle bollette. E ci batteremo per il ritiro del Nuovo metodo tariffario appena approvato.

La mobilitazione continua…

Patrizia De Rosa

note:

1 D.l. 13 maggio 2011, n. 70. L’espressione “tassello che mancava” è di Andrea Ronchi.

3 www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml .

6 Come a Napoli, prima città dove adesso l’acqua non solo viene gestita con capitale pubblico, ma senza essere una Spa.

7 Consiglio di Stato, Sez. II – Parere 25 gennaio 2013, n. 267 

obbedienzacivile

links:

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Beni Comuni Planargia

AcquaPubblica.eu

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