S’Arrieddu sulla sospensione della sentenza del Tar

land-grabbingRiportiamo il Comunicato del comitato S’Arrieddu del 25 ottobre contro la posizione del Consiglio di Stato che ha sospeso la sentenza del Tar Sardegna contraria al progetto della Enevitarbio che ha realizzato delle pseudo-serre fotovoltaiche su una vasta area del territorio narboliese.

Un esempio di Land Grabbing (accaparramento di terreni coltivabili per scopi di speculazione economica).

 

Comunicato del comitato S’Arrieddu sulle serre fotovoltaiche a Narbolia

Nella conferenza stampa tenutasi oggi 25 ottobre (2014 ndr.) a Oristano, nei locali
messi gentilmente a disposizione dalla Sezione Avis di Oristano, il Comitato
S’Arrieddu per Narbolia, col sostegno della Associazioni Adiconsum, Italia
Nostra e Wwf, ha illustrato la posizione riguardo all’ordinanza cautelare
emessa dal Consiglio di Stato (CdS) relativa al contenzioso sulle
serre fotovoltaiche di Narbolia e al conseguente ricorso della ditta
coinvolta, la Enervitabio S. Reparata di proprietà della Win Sun Luxembourg,
e della Regione Autonoma della Sardegna (RAS).

Il Comitato ha evidenziato subito che il CdS ha semplicemente accettato la
richiesta della Enervitabio di sospensione cautelare degli effetti della
sentenza emessa dal Tar Sardegna che dichiarava le autorizzazioni rilasciate
per la costruzione dell’impianto e la sanatoria concessa dalla RAS
illegittime col conseguente obbligo di demolizione e ripristino dei luoghi.
Tale precisazione era dovuta a causa dell’inesattezza di alcune notizie
apparse recentemente sui mezzi di informazione che dichiaravano invece
erroneamente l’annullamento della sentenza del Tar Sardegna e il conseguente
salvataggio dell’impianto.

Il Comitato si è poi soffermato sulle motivazioni addotte dal CdS per
concedere la sanatoria ritenendole del tutto insufficienti, evidenziando
anche due azioni inusuali da esso messe in atto: non ha stabilito subito la
data dell’udienza sul merito ed ha condannato, senza nessuna chiara
motivazione, l’Adiconsum a pagare 3.000 euro alla Enervitabio per le spese
della fase cautelare. Ci si chiede perché una simile azione e perché
soltanto l’Adiconsum e non anche il Comitato e le altre Associazioni. L’idea
che ci si è fatti è che ha tutta l’aria di un’intimidazione nei confronti di
chi cerca di ostacolare certe iniziative. A parere del Comitato il CdS
anticipa un tentativo di delegittimazione dell’importante sentenza emessa
dal Tar Sardegna che tra le altre cose conferma e rafforza la possibilità
dei cittadini, delle associazioni e dei comitati di costituirsi in giudizio
contro qualsiasi iniziativa che possa arrecare danno alla salute a
all’ambiente
e in particolare possa generare ricadute negative sulla qualità della loro
vita (Convenzione di Aahrus). Più che giuridica, appare un’iniziativa
politica adeguata, conforme, ai tempi che corrono; vedi decreto Sblocca
Italia che non ammette bastoni tra le ruote, in particolare da parte  dei
tanti “comitatini” sorti in ogni dove, non solo in Sardegna, e che cercano
di sopperire alle mancanze ed alla lontananza della politica dai territori.

La parte maggiore della conferenza stampa è stata però dedicata alla RAS che
ha presentato un ricorso che ha scatenato molte reazioni indignate, non solo
da
parte dei Comitati e dalle Associazioni (vedasi le dichiarazioni rilasciate
dalla presidente del Fai Sardegna, Maria Antonietta Mongiu e quelle di
Sardegna pulita, Sardigna Libera e Sardegna sostenibile e sovrana) ma anche
all’interno
della Giunta Regionale stessa (vedasi quanto scritto dall’Assessore
Maninchedda nel suo blog) e del Pd (vedasi le dichiarazioni rilasciate dalla
deputata Caterina Pes). Tali reazioni hanno portato l’Assessore Regionale
all’Agricoltura Elisabetta Falchi a rilasciare dichiarazioni che non hanno
fatto altro che peggiorare la situazione. La Regione difende una ditta,
neanche sarda, che, è ormai chiaro a tutti, è venuta in Sardegna soltanto
per mettere in atto pure speculazioni finanziarie, utilizzando i soldi delle
nostre bollette per distruggere i nostri territori, quelli agricoli
principalmente. Difende un provvedimento indifendibile, messo in atto dalla
precedente giunta di centro destra, non certo di interesse pubblico ma
meramente privato. Difende questo provvedimento invece di approvare con
urgenza un buon piano energetico ambientale regionale che tuteli i nostri
terreni da queste speculazioni ed un altrettanto buon piano agronomico
regionale che tuteli e valorizzi i nostri territori e incentivi il comparto
agroalimentare affinché possa produrre tutto ciò che ci occorre per la
nostra alimentazione invece che importare l’80% di ciò che consumiamo.
L’Assessore
nel momento stesso in cui dichiara di non essere d’accordo su simili
impianti parla di “un atto dovuto” per tutelare la Regione dal dover pagare
altissimi risarcimenti. La Regione non corre lo stesso rischio che corre
invece il Comune di Narbolia che ha rilasciato le autorizzazioni e che ha
scelto una posizione più equilibrata e comprensibile. E così con motivazioni
a dir poco assurde la Regione decide di difendere la Enervitabio invece di
difendere il suo territorio, la sua agricoltura, la sua economia. La
richiesta forte lanciata dal Comitato è quella di ritirare il ricorso e di
operare per il bene del popolo sardo.

Il Comitato ha poi dichiarato di rimettersi in marcia con la mobilitazione.
La prima iniziativa annunciata sarà un’assemblea pubblica che si terrà a
Narbolia venerdì 7 novembre alla quale sono invitati il Coordinamento dei
Comitati Sardi, tutti coloro che tengono a cuore gli interessi del popolo
sardo, tutti coloro che vogliono sostenere il Comitato di Narbolia, tutte le
Istituzioni e le Associazioni che intendono difendere il territorio e
l’economia
della Sardegna, compresi i sindacati e i partiti. Ma l’invito più forte è
stato fatto al Presidente Pigliaru e all’Assessore Falchi affinché si
presentino per dichiarare pubblicamente la decisione di ritirare il ricorso
presentato, per il bene di tutti i sardi o per lo meno che si presentino per
discuterne e per chiarire definitivamente se vogliono davvero portare avanti
quanto dichiarato in campagna elettorale o se hanno cambiato idea, in modo
che i sardi abbiano qualche certezza su cui basarsi.

Il Comitato ha poi dichiarato che un’ordinanza così assurda come quella
emanata dal CdS è inaccettabile, così come inaccettabile è il comportamento
della RAS. Per tale motivo, ritenendo che il caso abbia una rilevanza non
solo regionale, saranno portate avanti altre iniziative importanti, che
verranno di volta in volta annunciate, non escludendo azioni eclatanti che
possano portare l’attenzione anche a livello nazionale e non solo nazionale,
essendo lo stesso sostenuto, oltre che da tantissimi altri Comitati che
portano avanti lotte simili, anche da organizzazioni nazionali e
internazionali.

Per il Comitato e le Associazioni erano presenti Pietro Porcedda (portavoce
del Comitato), Anna Paola Camedda (in rappresentanza del presidente
regionale di Italia Nostra) e Giorgio Vargiu (presidente di Adiconsum
Sardegna). Erano presenti alla Conferenza Stampa anche rappresentanti di
altri Comitati sardi provenienti da Villacidro, Cagliari e Portoscuso.

 

 

Rispondi