Un Parco per Bosa e dintorni

InBosa, Iniziativa di Informazione Indipendente

Proposta per la realizzazione di un Parco
Bosa e paesi della Planargia e del Montiferru Occidentale

Introduzione 

L’idea di un Parco nasce da una semplice constatazione: a Bosa e in varie altre parti del territorio della Planargia e del Montiferru Occidentale abbiamo i vincoli di un parco ma non ne abbiamo i benefici. Le nostre coste sono soggette ai vincoli delle zone SIC e ZPS, al PAI, al Piano Paesaggistico Regionale. Anche per questo i cittadini di Bosa sono in gran parte pentiti di non aver accettato il progetto del Parco BioMarino proposto orma più di vent’anni fa dalla Comunità Montana n. 8. I tempi sono cambiati e certamente l’idea di uno strumento di tutela ma al contempo di organizzazione, coordinamento e crescita delle varie attività legate alla natura, alla cultura ed al turismo sostenibile troverebbe aperte le porte che allora furono chiuse. Ma questo, può succedere soltanto se si propone un’idea nuova di parco (nuova rispetto a ciò che comunemente s’intende e, va detto, spesso si attua), un parco in cui al centro ci sia l’uomo con la sua storia e le sue esigenze, anche per quanto riguarda il rapporto con la natura e con la sua tutela.
Spesso, infatti, le misure e le azioni di semplice tutela delle specie e dell’ambiente sono state viste come limite all’azione dell’uomo che per re-azione si è opposto all’idea della tutela. La tutela dunque deve essere vista come amica e in rapporto con le esigenze ed attività lavorative dell’uomo.
Questo documento ha lo scopo di avviare una elaborazione delle idee che stanno dietro la proposta della costituzione di un Parco. Un Parco che comprenda almeno Terra e Mare ma che potrebbe comprendere anche i centri urbani. Un parco che potrebbe essere anche qualificato come “storico-ambientale” sia in virtù delle emergenze archeologiche presenti nell’agro (e che dunque si aggiungono alla sua valenza naturalistica) sia in virtù dell’alto valore storico-architettonico del costruito (sopratutto, in questo caso, della città di Bosa). Ma è di fondamentale importanza far presente la speciale concezione di Parco che si ha in mente: l’ambiente non è da intendere solo come paesaggio (natura e architettura), ma come ambiente di vita e di lavoro per l’uomo (suo principale custode). La natura stessa, in fondo, ha una dimensione storica perché con essa l’uomo – ieri più di oggi – ha sempre avuto un rapporto. Una dimensione che deve continuare ad essere vista nel suo divenire, caricando l’uomo della responsabilità della tutela ambientale ma allo stesso tempo senza espropriarlo dei suoi progetti di uso, calibrato a seconda delle sue esigenze.
Ciò che anzi deve fare un parco è proprio agevolare e promuovere lo sviluppo ed il progresso proprio del rapporto tra uomo e natura, affinché le esigenze di tutela si integrino con quelle dell’utilizzo e della fruizione delle risorse naturali e animali e con quelle turistiche, che con lo strumento Parco potrebbero essere notevolmente implementate.
Un Parco dovrebbe sorgere su tre pilastri che sono:
  • L’ambiente terrestre, che implica la partecipazione di, e l’attenzione a, i comparti agricolo e agropastorale, oltre quello turistico;
  • L’ambiente marino, comparto della pesca, oltre che quello turistico;
  • L’ambiente urbano, con tutte le attività di tipo artigianale e turistico.
In tutti e tre i casi le misure di incentivazione e indirizzo devono tenere in considerazione la tutela delle specie (marine e terrestri ivi compresi i volatili) e l’aspetto ambientale o architettonico delle opere da mettere in essere o ristrutturare.
Il Parco storico-ambientale deve somigliare ad un piano di rinascita per il territorio, un territorio dalle mille risorse ma anche afflitto da molti problemi, che vede mortificate le sue tante vocazioni e che non riesce a crescere e ad organizzarsi adeguatamente nemmeno nei soli due settori su cui di fatto ha puntato sinora: edilizia e turismo.

L’area interessata: Planargia e Montiferru Occidentale

L’area interessata, che comprende i paesi della Planargia e del Montiferru Occidentale, si presta assai bene a progetti comuni dal punto di vista territoriale, stradale e amministrativo:

Territorio:
  • Bosa a Nord e Tresnuraghes a sud hanno la possibilità di delimitare un tratto di costa garantendo, con l’inserimento del tratto di Magomadas, sia la continuità che una certa ampiezza;
  • L’area interessata potrebbe, a partire dalla costa, ampliarsi sia verso l’entroterra che verso il mare;
  • All’interno dell’area esistono già alcune zone SIC e ZPS, sia nelle zone immediatamente prospicienti il mare che in zone più interne (vedi zona umida di Suni); altre aree di rispetto speciale della fauna e della flora potrebbero essere individuate anche nell’entroterra con la specifica funzione della costituzione di un parco;
  • Altrettanto potrebbe dirsi per quanto  riguarda il mare, dove sono già presenti attività di  rispetto e ripopolamento (ma attualmente è carente il controllo);
Strade:
– l’area è tutto sommato piuttosto lontana rispetto alle grandi arterie stradali sarde: quasi un’isola nell’isola, da questo punto di vista:
  • A Nord è servita dalla litoranea Alghero-Bosa, 42 Km quasi completamente privi di antropizzazione ad eccezione di ovili e qualche servizio turistico ni pressi di Alghero e di Bosa (recentemente l’Amministrazione cittadina di Bosa ha deliberato per la candidatura all’UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità);
  • A Sud è servita dalla strada Oristano-Bosa, litoranea solo fino al limite del territorio di Cuglieri;
  • Dall’interno abbiamo tre bretelle che a partire dalla 131 passano una per Macomer, una per Pozzomaggiore, che si congiunge alla prima a Suni, ed una per Santulussurgiu;
Amministrazione:
L’area interessata coincide con l’Unione dei Comuni della Planargia e del Montiferru Occidentale (va fatto notare come il Montiferru Occidentale costituisce un ambito territoriale separato dal Montiferru Orientale sia dal punto di vista territoriale che storico-culturale.

Motivazioni. 

Bosa

Bosa è una cittadina dall’estremo fascino e dalle tante risorse:
  • Il centro storico medievale ben conservato (se si eccettuano interventi di ristrutturazione discutibili ma riconvertibili specialmente negli esterni degli immobili)
  • Il castello e varie altre emergenze storico-architettoniche nel centro abitato
  • Varie emergenze storico-architettoniche e preistoriche nell’agro
  • Presenti anche specifiche ed esclusive attività artigianali quali la lavorazione del filet
  • L’unico fiume navigabile della Sardegna
  • Una costa tra le meglio conservate della Sardegna prospiciente un mare tra i meno inquinati d’Italia e con caratteristiche morfologiche uniche
  • Varie specie animali e vegetali rare tra cui l’unica colonia nidificante italiana dell’avvoltoio grifone
  • Un’ampia area di orti, uliveti e vigne con eccellenze che vanno dall’oliva bosana alla malvasia, passando per frutta ed ortaggi
  • Un grande territorio dedicato all’allevamento estensivo degli animali (prevalentemente pecore ma anche capre) e dunque con prodotti dall’alto potenziale qualitativo
  • Un porto-canale
  • Una grande quantità di strutture vecchie e nuove
Tali risorse possono essere considerate come altrettante ‘vocazioni’ del territorio: dall’agroalimentare al culturale, senza ovviamente dimenticare il turismo. Tutte o quasi queste risorse, queste vocazioni, sono però poco organizzate, poco valorizzate, poco produttive. Vige una quasi totale assenza di sinergia tra i vari comparti, alcuni dei quali riescono ad esprimersi, seppure in modo non ottimale, alcuni a sopravvivere con grande difficoltà, altri sono in completa decadenza o abbandono:
  • Il centro storico viene o abbandonato o ristrutturato senza regole
  • Il castello ed altre emergenze storico-architettoniche sono utilizzati ed in parte valorizzati anche con interventi di restauro e stanno fornendo alla città nuove opportunità di sviluppo culturale e turistico, sebbene abbiano certamente bisogno di una maggiore organizzazione e promozione turistica
  • Altre emergenze storico-architettoniche e preistoriche presenti nell’agro sono totalmente o quasi dimenticate ed abbandonate, vedasi il pozzo nuragico e le vasche conciarie a S’abba Druche (queste ultime uniche in Sardegna), le Domus de Janas a Tentizzos, le vecchie miniere, i mulini…
  • La storia di Bosa, nel complesso, è valorizzata ma non a sufficienza. Mancano inoltre sinergie tra le varie organizzazioni ed è decisamente insufficiente il comparto museale
  • Attività culturali ed artigianali quali il filet, con prodotti di eccellenza, sono quasi del tutto prive di organizzazione stabile, promozione, prospettive economiche, laddove si dovrebbe puntarvi come prodotti qualificanti dell’intera comunità
  • Il fiume viene sfruttato ma solo in parte per quelle che sono le sue potenzialità, per lo meno dal punto di vista turistico
  • La costa, servita dalla litoranea Alghero-Bosa, è ben conservata ed interessata da servizi turistici che offrono opportunità di lavoro; la sua caratteristica di scarsa antropizzazione, tuttavia, che costituisce la migliore attrattiva turistica, è periodicamente sotto attacco da parte di società immobiliari con scopi speculativi
  • Nel mare, seppur non inquinato, si registra ormai da decenni una sensibile e progressiva diminuzione di pesce, ivi comprese rinomate eccellenze quali l’aragosta
  • Le specie vegetali ed animali di rilievo si conservano ma in qualche caso sono minacciate dalla scomparsa, come quella maggior interesse, ovvero il grifone
  • Orti uliveti e vigne sono grosso modo tutti in stato di decadenza o abbandono, con l’eccezione delle vigne ed in particolare della produzione di malvasia
  • L’allevamento di bestiame da pascolo versa in condizioni pressapoco disperate per la mancanza di innovazione tecnologica, infrastrutture, organizzazione, abbandono di buona parte delle colture, mancanza di trasformazione dei prodotti
  • Il porto canale, benché presenti alcuni problemi di tipo ambientale e paesaggistico sopratutto in merito alla diga foranea, è una realtà che dà un contributo alle attività turistiche ed in parte anche ittiche ma la sua utilità potrebbe essere certamente maggiore
  • Bosa è la città delle incompiute:
    • Un nuovo teatro, utilizzato ma non gestito in modo pianificato, e comunque non ancora collaudato
    • Il nuovo mercato ittico, non aperto
    • Il vecchio Stabilimento Naitana, restaurato per diventare museo del mare, non aperto
    • Le strutture sportive di Campu ‘e Mare, non aperte
    • La struttura turistica di Pranu ‘e Murtas, non aperta

I paesi circostanti

Bosa fa parte della regione storica della Planargia ed attualmente è inserita nell’Unione dei Comuni della Planargia e Montiferru Occidentale. Nel suo insieme, la zona, è in grado di offrire un ventaglio molto maggiore di possibilità di sviluppo. I Comuni dell’Unione tuttavia hanno notevoli e ben note difficoltà a fare rete e per quanto lo strumento istituzionale dell’Unione, di recente costituzione, lavori in tal senso, lo sforzo di collaborazione, di messa in rete e di potenziamento delle sinergie, viene fatto con pochi mezzi economici e senza una progettualità generale e di lungo termine. Manca, ed allo stato attuale sarebbe di difficile attuazione, una strategia comune per uno sviluppo coordinato delle varie potenzialità.

Eppure il territorio ed i paesi della Planargia e del Montiferru Occidentale potrebbero da un lato avvantaggiarsi della posizione di vicinanza con Bosa, dall’altro esserne a loro volta di vantaggio. E ciò nell’ottica della complementarietà e di una pianificazione coordinata.
In Planargia e Montiferru sono ad esempio presenti e meglio avviate alcune attività del settore agrozootecnico, vi sono maggiori possibilità di espansione urbanistica, grazie anche ai minori vincoli e più limitate esigenze di tutela ambientale. Nella zona intesa in senso globale vi è inoltre un parco archeologico notevole con realtà (ad esempio nuraghi) che fanno difetto (pur non essendo assenti) nel solo territorio bosano. Dal punto di vista ambientale (ma anche culturale ed identitario) i paesi della zona, inoltre, offrono una realtà molto diversificata che nella sua sommatoria copre la gran parte delle tipologie ambientali, archittettoniche, archeologiche, culturali che contraddistinguono l’interoa isola. Un parco che si estenda alla Planargia e Montiferru sarebbe certamente uno dei parchi più importanti, più vari e più diversificati che abbiamo o sono in fase di realizzazione in Sardegna, o forse in Italia e nel Mediterraneo.

Obbiettivi

Viste le premesse è chiaro che nell’area interessata avrebbe senso fare sia un parco ambientale che, nell’ipotesi migliore per quanto più complessa, un parco storico-ambientale.

Un parco, però, di nuova concezione, come si è detto nell’introduzione. Gli obbiettivi potrebbero essere sintetizzati nei seguenti punti:
  1. protezione e valorizzazione delle emergenze ambientali quali flora e fauna, in particolare modo l’avvoltoio grifone. Questa attività è considerata in stretto legame con i punti 2, 3 e 4;
  2. Lo sviluppo, l’ammodernamento, l’infrastrutturazione delle attività agricole
  3. Una gestione dell’agro volta all’uso razionale, non distruttivo ma produttivo, delle campagne, con la riattivazione dell’agricoltura nella misura in cui può essere di sostegno all’allevamento
  4. Lo sviluppo di attività turistiche connesse, di tipo escursionistico e naturalistico
  1. Il ripopolamento delle specie ittiche
  2. La ripresa, innovazione e promozione delle attività agricole (orti, uliveti etc.)
  3. Lo sviluppo delle produzioni agricole e della trasformazione tramite organizzazione di filiera
  4. Lo sviluppo del turismo ambientale in stretta connessione con le attività agricole, agropastorali, ittiche
  5. La costruzione di nuove opportunità lavorative legate a tutti i punti di cui sopra
  6.  Lo sviluppo di una nuova cultura ambientale e l’implementazione della coscienza circa le opportunità lavorative e produttive connesse con la tutela del territorio
  7.  Avere un ulteriore ed il più importante strumento per coordinare e mettere in sinergia le vocazioni e le possibilità di sviluppo di Bosa e dei paesi circostanti qualora interessati a far parte del progetto
  8.  Inaugurare una nuova stagione di partecipazione democratica dei cittadini alla costruzione del proprio futuro. Il Parco che vogliamo, infatti, dovrà essere un parco partecipato, in cui rappresentanze dei vari settori sociali e culturali abbiano la possibilità di influire sulle scelte gestionali

Armonizzazione delle finalità con quelle della legge-quadro regionale

La istituzione dei parchi in Sardegna è normata dalla Legge Quadro n.31 del  7 giugno 1989.

La legge afferma all’art.2:
Sono parchi naturali le aree costituite da sistemi territoriali che, per valori naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici di particolare interesse nelle loro caratteristiche complessive, sono organizzate in modo unitario avendo riguardo alle esigenze di conservazione, ripristino e miglioramento dell’ambiente naturale e delle sue zone nonché allo sviluppo delle attività umane ed economiche compatibili.
Il territorio bosano avrebbe pertanto tutte le caratteristiche per poter rientrare nella definizione di un parco naturale.
Importante l’articolo 6 che recita:
Strumenti di programmazione economico-finanziaria. l. Al fine di favorire l’attuazione degli interventi di protezione naturale ed ambientale e di incentivare le iniziative degli enti preposti alla gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, al programmi di intervento da effettuare in tali aree od in loro prossimità, fatte salve le eventuali priorità stabilite dalla legislazione statale e regionale di settore, è stabilita, in sede di predisposizione dei bilanci annuali o pluriennali di spesa, una maggiorazione dei contributiregionali già previsti dalla legislazione vigente nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della difesa dei boschi dagli incendi, della difesa del suolo, della difesa contro l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, della tutela dell’equilibrio e del ripopolamento faunistico, del recupero dei centri storici e dei nuclei urbani di antica formazione, dell’edilizia rurale, del turismo, delle opere igieniche ivi compresa la disciplina degli scarichi, la regolamentazione delle discariche ed il risanamento delle acque.
Il parco pertanto si pone come una risorsa importante anche dal punto di vista economico, in quanto fornirebbe agli agenti del territorio tutti i mezzi per potersi gestire, senza chiedere alcun sacrificio alla comunità, ma anzi ponendo gli imprenditori, i comuni, i lavoratori attivi nel territorio, nelle condizioni di poter sviluppare le proprie possibilità in rapporto alle esigenze dell’ambiente.
Nell’articolo 10 la legge recita:
Istituzione dei parchi naturali
1. I parchi naturali sono istituiti con legge regionale.
2. A tal fine la Giunta regionale, sentiti i Comuni interessati elabora una proposta di normativa, accompagnata da una relazione di massima indicativa dell’ipotesi di ricaduta economica nelle aree considerate, pubblicata per un periodo di sessanta giorni all’Albo di tutti i Comuni interessati. Della pubblicazione è dato avviso sul Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna.
3. Entro trenta giorni decorrenti dall’ultimo di deposito, i Comuni, le Comunità montane, le Province interessate, possono presentare osservazioni indirizzate al Presidente della Giunta regionale.
4. Trascorso tale termine la Giunta regionale, previo esame delle osservazioni e sentito il comitato tecnico consultivo per l’ambiente naturale, delibera l’adozione definitiva della proposta di istituzione del parco naturale e la trasmette al Consiglio regionale che con legge stabilisce:
a) l’organismo cui è affidata la gestione;
b) la delimitazione dell’area;
c) le strutture di direzione tecnica e le forme di partecipazione delle associazioni culturali, naturalistiche, ambientalistiche e ricreative, nonché delle associazioni e categorie economiche che propongono di svolgere attività connesse alla vita del parco;
d) le modalità di finanziamento delle attività connesse alle finalità dei parchi;
e) le norme di salvaguardia da applicarsi sino all’adozione del piano del parco.
A questo proposito il comitato costituente si impegna a stabilire contatti con tutti i soggetti interessati, dai comuni che potrebbero essere coinvolti nella gestione del parco, alle associazioni, alle categorie interessate. Intende inoltre dare vita ad un processo di discussione democratica, affinché la legge istitutiva sia l’espressione di una volontà collettiva, perché si dica parco, ma si legga “partecipazione”.
Art.11
Finalità dei parchi regionali
1. L’istituzione dei parchi regionali avviene per le seguenti finalità:
a) tutela, risanamento, restauro, valorizzazione di uno o più ecosistemi, di siti e di paesaggi naturali;
b) tutela, risanamento, restauro, valorizzazione di specie e di associazioni vegetali, di comunità biologiche, del loro habitat, particolarmente se rari o in via di estinzione;
c) tutela, risanamento, restauro, valorizzazione di biotopi, di formazioni geologiche, geomorfologiche, speleologiche di rilevante interesse storico, scientifico, culturale didattico, paesaggistico.
d) tutela, risanamento, restauro, valorizzazione di habitat e di luoghi di sosta per la fauna selvatica particolarmente sui grandi percorsi migratori della stessa;
e) realizzazione di programmi dì studio e di ricerca scientifica, con particolare riguardo alla evoluzione della natura, della vita e dell’attività dell’uomo nel loro sviluppo storico;
f) qualificazione e promozione delle attività economiche e dell’occupazione locale anche al fine di un migliore rapporto uomo-ambiente;
g) recupero di aree marginali nonché ricostituzione e difesa degli equilibri ecologici;
h) valorizzazione del rapporto uomo-natura, anche mediante l’incentivazione di attività culturali, educative, del tempo libero collegate alla fruizione ambientale. 
Ecco un programma di lavoro a tempo indeterminato, che va oltre i trend e le mode passeggere. La tutela degli ecosistemi, degli equilibri ecologici, della fauna, degli habitat, sono finalità che non si esauriranno mai, perché necessarie alla nostra stessa sopravvivenza.
Ma interessa sopratutto mettere l’accento, in questo elenco, non solo sulle voci ‘tutela’ e ‘studio’, che evocano le finalità classiche di un parco in un senso che potrebbe essere inteso come puramente ambientalistico e che naturalmente non viene disconosciuto, quanto piuttosto dato per scontato. Quanto invece sulle voci f e h, ovvero quelle rivolte alle risorse umane ed alla vita quotidiana dei cittadini che abitano il territorio da inserire nel sistema Parco. Ad ogni voce e ad ogni azione di tutela deve corrispondere una voce ed una azione di aiuto, incentivazione, valorizzazione delle attività dell’uomo. Può essere soltanto l’uomo a conservare il territorio e, d’altro canto, l’uomo deve essere considerato l’utente finale di qualsiasi forma di tutela. Le tutele ambientali dunque, devono essere sempre applicate in considerazione dei vantaggi che l’uomo può trarne. E qui si parla, ovviamente di pescatori, agricoltori, pastori, non soltanto di operatori turistici.
Art.13
Gestione dei parchi e delle riserve naturali
1. La gestione dei parchi e delle riserve è affidata ai Comuni interessati, alle Comunità Montane, alle Province e all’Azienda Foreste Demaniali della Regione sarda per quanto riguarda i terreni di sua proprietà, ovvero a consorzi fra gli enti predetti.
2. Può essere affidata all’Azienda Foreste Demaniali la gestione dei territori di proprietà degli enti locali, qualora questi deliberino in tal senso.
3. L’organismo di gestione attua le previsioni del piano del parco o della riserva, attraverso un programma pluriennale di interventi, articolato in fasi annuali e predispone un regolamento di gestione del parco o della riserva in armonia con le disposizioni generali previste, nella relativa legge istitutiva potendosi avvalere anche di istituti legalmente riconosciuti, ovvero di cooperative, anche consorziate, specializzate, la cui competenza e qualificazione sia stata riconosciuta dal comitato tecnico consultivo.
4. Le riserve individuate all’interno di parchi naturali sono gestite, in conformità a quanto previsto dalla presente legge, dall’organismo di gestione del parco.
Questo articolo evidenzia ancora l’importanza delle amministrazioni comunali nella gestione del parco. Il comitato costituente pertanto si prefigge anche l’obbiettivo di dare vita ad un organismo (anche non ufficiale) che si dia il compito di vigilare sull’azione delle istituzioni e di stimolare le pratiche virtuose. Il comitato si prefigge inoltre di creare una campagna di sensibilizzazione presso le comunità interessate, affinché i cittadini stessi si facciano in futuro custodi del parco e pretendano il rispetto degli impegni presi e tutelino le esigenze del parco e della comunità.
Art.14
Regolamento del parco
1. L’organismo di gestione predispone il regolamento del parco di cui all’articolo 13, terzo comma, per l’esercizio delle attività consentite.
2. Il regolamento è adottato dall’organismo di gestione del parco ed è approvato dall’Assessore regionale competente in materia di difesa dell’ambiente, su conforme deliberazione della Giunta regionale,. Previo parere del comitato tecnico consultivo per l’ambiente naturale.
3. Il regolamento prevede disposizioni per la miglior tutela dell’ambiente, della quiete, del rispetto dei luoghi e disciplina:
– le attività, nonché l’insediamento di infrastrutture di carattere pubblico. Quando queste comportano la trasformazione dell’ambiente, sono soggette alla valutazione di impatto ambientale e consentite solo in caso di parere positivo;
– l’uso delle acque superficiali e profonde;
– le attività industriali, artigianali, commerciali, agricole, forestali e zootecniche;
– l’uso delle cave e delle miniere esistenti;
– le attività di ricerca scientifica, la raccolta delle specie vegetali e animali;
– la gestione della fauna e della vegetazione. Per le aree boschive dovranno essere predisposti i piani di assestamento forestale;
– l’ammissione, la circolazione, il soggiorno del pubblico e le attività sportive, ricreative ed educative. Il numero dei visitatori potenziali deve essere individuato in funzione della capacità di carico determinata con il piano del parco;
– i divieti e le deroghe secondo le caratteristiche del parco e compatibilmente con le finalità istitutive, sulla base delle sanzioni previste.
4. Sono comunque fatti salvi gli usi civici e i diritti reali delle collettività locali.
5. Entro sei mesi dall’approvazione della legge che istituisce il parco e fino all’approvazione del regolamento, l’organismo di gestione adotta un regolamento provvisorio, altrimenti provvede l’Assessore regionale competente in materia di difesa dell’ambiente.
Le indicazioni sul regolamento del parco, si può vedere, non stabiliscono vincoli aggiuntivi rispetto a quelli che già sono presenti sul nostro territorio. Il regolamento del parco dovrà essere realizzato tenendo conto sia delle necessità di tutela e conservazione dell’ambiente, che delle attività umane compatibili col parco stesso, senza sacrificare nessuna di esse.

Azioni programmatiche

Considerati gli obbiettivi strategici esposti, è necessario che il progetto Parco nasca avendo ben chiare le linee di indirizzo che devono presiedere all’elaborazione delle specifiche e reali azioni promosse. Azioni sulle quali deve essere messo ogni possibile sforzo progettuale e per le quali devono essere privilegiate le richieste di finanziamenti regionali, statali, europee, e che devono condizionare le eventuali proposte di investimento da parte dei privati.

Alcune potrebbero essere:
– Mare
  • Ripopolamento ittico del mare tramite zone e periodi di non pesca che siano compatibili con le leggi regionali e le misure già adottate ma con eventuali ulteriori limitazioni e maggiori controlli
  • Gestione dei permessi di pesca da parte del Parco che privilegino la marineria locale
  • Utilizzo della forza lavoro locale, della marineria bosana, per attività di pulizia, controllo, gestione
  • Promozione di istituzioni che consentano il coordinamento delle varie cooperative e dei singoli pescatori ed operatori del mare
  • Promozione della filiera produttiva del mare e delle attività di conservazione e di trasformazione
  • Promozione dell’ittiturismo
– Campagna (allevamenti estensivi)
Si dà per acquisito che l’uso delle campagne da parte delle aziende agropastorali sia necessario alla salvaguardia delle specie botaniche e zoologiche.
  • Incentivazione dei prodotti di qualità tramite:
  • Infrastrutturazione dei centri aziendali (sistemi di fotovoltaico, sistemazione delle piste, possibilità di ripresa colturale delle aree pianeggianti eccessivamente imboschite)
  • Centri di raccolta e trasformazione dei prodotti
  • Acquisto e gestione di attrezzature agricole (anche in compartecipazione Parco-Privati)
  • Promozione della filiera produttiva del mare e delle attività di conservazione e di trasformazione
  • Promozione dell’agriturismo
– Campagna (orticultura)
Lo sviluppo, il progresso tecnologico, l’incentivazione dell’agricoltura al fine di una sua ripresa e di una sua integrazione con le altre attività del territorio attraverso alcune azioni tra cui:
  • promozione di entità consortili;
  • Programmi di ammodernamento e infrastrutturazione
  • Acquisto e gestione di attrezzature agricole  (anche in compartecipazione Parco-Privati)
  • Promozione della filiera produttiva (Km 0) degli orti e degli uliveti e delle attività di conservazione e di trasformazione
  • Promozione dell’agriturismo
– Beni storico architettonici (emergenze archeologiche presente nell’agro)
Finalità di estrema importanza del Parco è la gestione e promozione turistica delle emergenze archeologiche:
  • Un piano per la gestione e promozione di beni archeologici dimenticati, anche attraverso intese con i privati;
  • Una più efficace messa in rete dei vari beni disseminati nel territorio, anche col sistema museale presente all’interno degli abitati (ad esempio biglietto unico ed associazione delle varie realtà gestionali), nonché con le attività di fruizione turistico-ambientale;
– Beni storico architettonici Il Parco dovrà avere la possibilità di intervenire tramite limiti ed incentivazioni con direttive cui dovranno uniformarsi le ristrutturazioni della case e dei fabbricati pubblici, sopratutto per quanto riguarda il centro storico ma anche per quanto riguarda il resto della città di Bosa e degli altri paesi:
  • Piano del colore
  • Piano per il rispetto delle caratteristiche architettoniche nella ristrutturazione degli edifici storici
  • Piano per il rispetto di caratteristiche di qualità nella costruzione e ristrutturazione dei nuovi edifici

Un pensiero su “Un Parco per Bosa e dintorni

  1. vitale marongiu

    TUTTO QUESTO E’ QUANTO E SOLO CIO’ CHE MANCA A BOSA. un po di educazione non guasterebbe,(ci manca). SONO INTERVENTI BASILARI IN PRIMIS PER I CITTADINI, PER LA CITTA’ E INFINE PER IL TURISMO.

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