un’altra Bosa è possibile

Esistono modelli di sviluppo delle risorse che evitano lo stravolgimento del paesaggio; Bosa avrebbe molte possibilità se solo sapesse coltivare e cogliere quello che la natura e la storia le hanno regalato. Coste e turismo: i dati statistici dicono che sono in crescita nel mondo i turisti che cercano la bellezza e il fascino di paesaggi vivi, integri e salvatisi finora dal cemento. Sono in crescita le persone ben disposte a pagare per poter vivere, nel tempo libero, località speciali, ben protette da operatori competenti e professionalmente organizzate per l’accoglienza. Sono ben pochi i tratti di costa italiana (e mai così ampi come nella zona di Bosa) che possono costituire una tanto preziosa risorsa per il territorio e la popolazione locale, ma a una sola condizione… che restino

meravigliose e intatte! E difatti, se veramente vogliamo vedere la realtà in modo obbiettivo non possiamo non accorgerci che Tentizzos, per fare un esempio non a caso, è sempre più ricercata dai bagnanti, specialmente dai turisti. In settembre e ottobre la comoda ed ampia Bosa Marina si svuota, ma Tentizzos tiene.
Non solo, ma in futuro questa tendenza aumenterà di certo. Forse non tutti sanno che un consistente gruppo di “orienteering” [1] ha già programmato un’iniziativa in zona Tentizzos. Proprio e solo perché quella costa è così. Questo è il target giusto per Bosa: il turista che cerca e paga quello che Bosa ha di insostituibile. Che Bosa ha già, per grazia divina.
Bisogna imparare a guardare ciò che si ha. Pensiamo all’agricoltura: oggi si vuole costruire sui terreni agricoli perché tanto ‘non rendono più’. Ma essi, invece, possono portare reddito.
Magari con nuove forme ed organizzazione della produzione e della vendita. Pensiamo alla possibilità di dar vita, anche con nuovi strumenti economici e sociali, come la collaborazione con i Woofers [2] e le iniziative tipo “adotta un ulivo” o “frantoi aperti”,
a produzioni agricole d’eccellenza (l’olio di monocultivar bosana e i suoi possibili derivati cosmetici e alimentari) e a prodotti gastronomici di alta qualità per realizzare un circuito turisticogastronomico
ad essi connesso lungo tutte le stagioni dell’anno, con posti di lavoro legati alle consolidate competenze locali di questo settore. Perché non guardare con maggior attenzione
ai nuovi modelli di mercato alimentare che Slow Food [3] ha incrementato a partire dal nostro paese? Anche l’agricoltura può essere a 5 stelle! Deve esserlo. L’agricoltura va difesa con le unghie e con i denti. In futuro i problemi di un mondo globalizzato e in esponenziale crescita demografica, saranno sempre più legati all’alimentazione.
Insomma, se si vuole dare un impulso duraturo alla crescita dell’economia locale e raggiungere l’obbiettivo di un turismo distribuito lungo tutto l’arco dell’anno e non limitato al periodo estivo-balneare bisogna guardare alle prerogative, alle competenze e alla cultura del luogo e non aspettarsi, rincorrere e affidarsi a interventi calati dall’alto e costruiti a tavolino da
organizzazioni estranee al territorio e alla comunità. 
Riprenderemo il discorso…

La Redazione

1. disciplina sportiva nata nei paesi scandinavi più di un secolo fa e dal
1982 presente anche in Italia come F.I.S.O.1982 Federazione Italiana
Sport Orientamento, consistente nell’effettuare un percorso predefinito con
l’aiuto esclusivo di una bussola e di una cartina topografica
2. letteralmente Willing Workers On Organic Farms: coloro che
lavorano nelle fattorie in cambio di vitto e alloggio. Woofers è anche
un’organizzazione internazionale che opera in moltissimi Paesi del mondo
attraverso una rete articolata creata appositamente per promuovere e
sostenere l’agricoltura biologica
3. www.slowfood.it
 
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